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«Vi racconto cosa c’è dietro alla guerra di intelligence, media e politica contro Trump»

Fonte: Diario del Web

 

ROMA«Il tramonto dell’Occidente». Con queste parole buona parte della stampa mainstream ha accolto l’elezione di Donald J. Trump, il presidente del «politicamente scorretto», che ha fatto della rottura rispetto al «sistema» e all’«establishment» la propria cifra. Ma come interpretare più correttamente il «fenomeno Trump» e, soprattutto, quali conseguenze porterà all’assetto geopolitico attuale? Ne abbiamo parlato con Daniele Scalea, direttore generale dell’Istituto  di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG).

Il caso Flynn
Non c’è dubbio che il nuovo Comandante in Capo degli Stati Uniti sia attualmente sotto il fuoco incrociato di oppositori politici e apparati. Pressioni di cui le dimissioni di Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale accusato di «legami» con la Russia, sono una vivida testimonianza.  Resta da chiarire se Flynn sia stato intercettato incidentalmente, perché parlava con l’Ambasciatore russo, o se fosse oggetto di sorveglianza. Ad ogni modo, queste intercettazioni sono circolate rapidamente degli apparati e «casualmente» finite nelle mani della stampa. Una circostanza che difficilmente risponde alle logiche comuni di sicurezza nazionale.

Siamo al tramonto dell’Occidente?
E’ insomma in atto una vera e propria guerra tra Trump, colui che vuole scardinare il sistema, e i media, che del sistema sono espressione? Certamente, le logiche politico-editoriali cui i quotidiani americani rispondono, in virtù di una sempre maggiore concentrazione oligopolistica, fotografano un mondo dell’informazione nettamente critico nei confronti del nuovo Presidente. Ma derubricare la vittoria del tycoon a simbolo del «tramonto dell’Occidente» non tiene conto di ciò che sta alla base. Come quello scollamento tra ampi settori della società e mondo della politica e dell’informazione, un mondo spesso rimasto appannaggio di élites economiche, politiche e culturali, che tendono a perdere di vista le reali e pressanti esigenze del popolo.

I rischi del dibattito sulle fake news
Le stesse categorie di «fake news» e «post-Verità» tanto presenti nel dibattito attuale sono indicative di una tendenza, per così dire, «manichea» nel dividere il mondo rigidamente in «vero» e «falso», «buoni» e «cattivi». Il rischio, cioè, è che chi si arroga il diritto di riconoscere ciò che è «verità» finisca, di fatto, per calarla dall’alto, catalogando semplicisticamente il mondo dell’informazione in base all’opinione più diffusa. Un rischio che, di fatto, si riscontra anche a proposito del disegno di legge attualmente in discussione in Senato, che si propone idealmente a contrastare i casi di manipolazione dell’informazione online.

Globalismo e sovranità
La vittoria di Trump, però, ha portato alla luce anche un’altra questione: quella che riguarda la globalizzazione. Si ravvisano infatti due tendenze contrapposte: da un lato un sempre maggior globalismo, dall’altro un ritorno alla difesa dello Stato e della sua sovranità. Difficile dire, secondo Scalea, quale tendenza risulti vincente. Fino a una decina di anni fa, certamente era il «mantra» della globalizzazione a prevalere. Di certo, a suo avviso la protezione dei confini nazionali in quanto tali non è un male, come non lo è la difesa dell’identità, elemento da sempre connaturato all’umano. Lo dimostra quell’«etnicizzazione di ritorno» che subiscono le terze e le quarte generazioni di immigrati, i quali, incapaci di riconoscersi del tutto nella cultura di arrivo ed «espropriati» della propria origine, tendono poi a recuperarla.