Archivi tag: Paolo Sellari

La crisi ucraina: ritorno a Jalta? Conferenza in Sapienza con Daniele Scalea

Fonte: Geopolitica Online, 10 giugno 2014, articolo di Maria Monesi

 

L’Europa Orientale rappresenta oggi uno dei punti nevralgici sui quali è incentrata l’attenzione globale: da quella degli studiosi ed esperti di geopolitica, che si concentra sull’analisi del mutamento dello scenario internazionale e sull’apertura di nuove prospettive e giochi di potere, a quella degli spettatori comuni toccati empaticamente dal carattere umanitario delle vicende di cui sono vittime un paese e un popolo che purtroppo si trovano a dover affrontare un pesante conflitto.

Nello specifico, il paese protagonista dello scenario geopolitico mondiale è l’Ucraina che vive una drammatica guerra civile conseguente alla rivolta di Kiev, al colpo di stato contro il governo Janukovič, all’annessione alla Federazione Russa della Crimea e alla crisi diplomatica che ne è scaturita. Le questioni e i problemi che scaturiscono dalla suddetta vicenda riguardanti le cause e l’evolversi della crisi, il ruolo delle potenze mondiali e le implicazioni sul futuro assetto geopolitico internazionale, sono state l’oggetto del dibattito dal titolo “Ritorno a Jalta? La crisi ucraina, la questione della Crimea, i rapporti con la Russia”, svoltosi venerdì 23 maggio presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” ed organizzato dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche della suddetta università.

Sono intervenuti per la Sapienza i professori Raffaele Cadin, Paolo Sellari e Augusto Sinagra (quest’ultimo ha moderato il dibattito) e per IsAG i dottori Dario Citati e Daniele Scalea.

paolo sellari isag

L’incontro si è aperto con l’intervento del prof. Sellari, docente di Geografia Politica ed Economica della Facoltà di Scienze Politiche, il quale ha fornito una lettura degli eventi che si sono verificati in questi mesi in chiave prettamente economica e di opportunità ponendo l’attenzione sulla firma, proprio pochi giorni fa, dell’accordo trentennale sino-russo, concluso dopo ben dieci anni di trattative, tra la Gazprom e la China National Petroleum Corporation che prevede la fornitura alla Cina di 38 miliardi di metri cubi annui di gas russo proveniente dalla Siberia a partire dal 2018. Non si può certo prescindere dal sottolineare la strategica tempistica dell’avvenuto accordo, volto a spostare l’asse economico del mercato del gas russo dall’Europa alla Cina, il maggior consumatore di energia del pianeta e, ad oggi, il più importante partner commerciale singolo della Russia. La sigla di questo importantissimo contratto è, infatti, coincidente con l’evolversi della questione ucraina e vuole essere una risposta da parte della Russia all’ambigua presa di posizione dell’Europa che sembra averle voltato le spalle. Di certo anche questa nuova partnership energetica, da sola, è in grado di sconvolgere l’attuale panorama geopolitico mondiale.

dario citati

La parola è di seguito passata al dott. Dario Citati, slavista e direttore del Programma Eurasia dell’IsAG, introdotto dal moderatore del dibattito, il prof. Augusto Sinagra, titolare della Cattedra di Diritto dell’Unione europea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza”, il quale ha sollevato la questione riguardante l’incapacità dell’Europa nella gestione della crisi in Crimea sottolineando come il sentimento identitario europeista dell’Ucraina sia molto debole in quanto tale Nazione è formata da due anime distinte: una che tende verso l’Oriente, l’altra verso l’Occidente. Il dott. Citati ha, infatti, approfondito l’argomento ricercando le cause di tale dualismo identitario proponendo un excursus sulla storia dell’Ucraina. Dalla Rus’ di Kiev, prima realtà statuale formatasi nell’anno 1000 composta da diversi principati indipendenti, alla invasione mongola del 1240 della parte orientale dello Stato, alla successiva invasione polacco-lituana della parte occidentale. A partire dal 1378-80, le vittorie ottenute da Dmitrij Donskoj contro i tatari fecero di Mosca, sino a quel momento centro di minore importanza, il nuovo epicentro slavo-orientale, mentre i territori occidentali dell’antica Rus´ rimanevano parte del regno di Polonia-Lituania fino alla terza spartizione del 1795 che vede subentrare anche l’Impero Asburgico. Questo dualismo identitario, incrementato anche dalla professione religiosa dell’uniatismo, culto cattolico che si fonda con la liturgia ortodossa, segna la mancanza di un unitario spirito nazionalista, di una visione comune del destino del Paese.

IMG_3357

In seguito, il direttore generale dell’IsAG Daniele Scalea ha permesso una chiara comprensione di quanto affermato dal collega dott. Citati, incrementando le nozioni storiche con i riferimenti geografici più approfonditi, rendendo visibili delle carte dell’area oggetto d’esame che mostravano, tra l’altro, anche la dislocazione della popolazione sul territorio e le variazioni di quest’ultimo nel corso dei secoli. In particolare l’esposizione di Daniele Scalea ha evidenziato come le aree sud-orientali dell’odierna Ucraina, oggi in aperta rivolta contro Kiev, abbiano sempre avuto una storia separata dal resto del paese, essendo incluse entro comuni confini solo sotto l’egida di Mosca prima dell’indipendenza ucraina meno di un quarto di secolo fa.

matteo marconi daniele scalea raffaele cadin

L’intervento del dott. Matteo Marconi, geografo dell’Università di Sassari e direttore del programma “Teoria geopolitica” dell’IsAG, è stato preceduto da una provocazione del prof. Sinagra sull’ingerenza delle grandi potenze mondiali sugli Stati più deboli, con sovranità limitata. Proprio da questa considerazione si è sviluppato l’intervento del prof. Marconi che ha illustrato come l’attuale assetto geopolitico mondiale possa essere considerato una naturale prosecuzione di quello tipico del periodo della Guerra Fredda, che vedeva come protagonisti due grandi potenze che proiettavano la propria influenza e volontà sugli altri Stati. Anche oggi, come allora, a muovere le pedine nello scacchiere internazionale sono sempre gli Stati Uniti e la Russia che, trascurando il principio di non ingerenza nella vita e nelle azioni dei Paesi esteri, giocano il ruolo di centri di potere a cui il resto del mondo fa riferimento. Ciò è conseguenza della crisi dello Stato-Nazione, in ragione della quale il potere e la sovranità degli Stati vengono meno.

raffaele cadin augusto sinagra

Il prof. Raffaele Cadin, titolare della Cattedra di Organizzazioni Internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche che ha ospitato la conferenza, ha aperto un acceso e motivante dibattito tra i presenti, uditori e docenti, rivelando le dinamiche avvenute in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in cui gli Stati Uniti, il 15 marzo scorso, hanno presentato un progetto di risoluzione proprio alla vigilia del referendum in Crimea, che ha decretato l’annessione della stessa alla Russia, sottolineando il veto russo a causa del quale tale risoluzione non è stata approvata. La parte preambolare faceva riferimento all’art. 2, 4 della Carta delle Nazioni Unite che pone il divieto assoluto di minacciare l’integrità territoriale di un paese, mentre nel dispositivo non era presente alcun riferimento all’accertamento di una minaccia alla pace: la questione, quindi non era inquadrabile nel cap.7 della Carta, bensì nel cap.6 che conferisce al Consiglio di Sicurezza il compito di facilitare la risoluzione delle controversie che possano minacciare la pace, tramite il dialogo politico e la mediazione tra le parti. Il professore ha sottolineato, quindi, l’anomalia avvenuta durante il processo di votazione in cui la Russia ha posto il suo veto ignorando quanto disposto dall’art. 23, 3 della Carta che impedisce al membro del CdS coinvolto nella controversia in oggetto di partecipare alla votazione. Più che l’azione compiuta dalla Russia in evidente contrarietà alla norma, colpisce il mutuo consenso degli altri membri del CdS, i quali, coscienti dell’avvenuta anomalia, non ne hanno impedito il verificarsi: questo atteggiamento risponde a una logica in cui prevale il privilegio giuridico, presupponendo che questo precedente possa essere utilizzato dagli altri membri, permanenti o meno, a proprio favore. Dopo un confronto con altri casi simili che il CdS ha dovuto affrontare, i professori hanno affrontato le molte questioni sollevate dagli auditori alle quali sono state fornite esaustive risposte, offrendo un ampio spazio di confronto e discussione.

NOTE:

Maria Monesi, laureata in Relazioni Internazionali, è frequentatrice del Master in Geopolitica e Sicurezza Globale (Università Sapienza e IsAG).

Annunci

Multiculturalismo e tutela delle minoranze: Scalea al seminario della Sapienza

Fonte: Geopolitica Online, 9 maggio 2014

 

Nella mattinata di lunedì 5 maggio, presso la Sala delle Lauree della Facoltà di Sociologia, Scienze Politiche e Comunicazione dell’Università Sapienza di Roma, si è tenuto il seminario Studiare le minoranze.

Si è trattato del primo evento del nuovo ciclo “Lezioni di metodo geografico e geopolitico”, frutto della collaborazione tra l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) e la Cattedra di Geografia Politica ed Economica del Dipartimento di Scienze Politiche della Sapienza. Come ha spiegato il Direttore Generale Daniele Scalea, presente in rappresentanza dell’IsAG, tale nuovo ciclo s’inserisce nell’ambito degli sforzi dell’Istituto per la promozione della geopolitica in Italia, in particolare rafforzandone lo statuto scientifico.

Paolo Sellari IsAG Sapienza minoranze

Il Professor Paolo Sellari, titolare della Cattedra nonché moderatore dell’evento in oggetto, ha rivendicato l’imprescindibilità dello studio della geografia nei corsi di Relazioni internazionali.

Eva Pfoestl Daniele Scalea IsAG Sapienza

Al centro della discussione il volume, di recente pubblicazione dalla Oxford University Press, Multiculturalism and Minority Rights in the Arab World. Presente la Professoressa Eva Pföstl (Istituto San Pio V), curatrice dell’opera assieme a Will Kymlicka, la quale ha esordito raccontando la genesi del libro e le difficoltà incontrate per realizzarlo. In particolare, molti studiosi arabi hanno avuto problemi a trattare di minoranze, perché è un tema tabù nei loro paesi. Diverso il caso di alcuni accademici arabi che si sono mostrati restii a vedere il loro lavoro giudicato da una collega donna e occidentale. Inoltre, diversi studiosi arabi hanno giudicato tanto la prospettiva occidentale sul tema quanto le regole di compilazione dell’Università di Oxford come elementi neocoloniali.

Pubblico IsAG Sapienza minoranze 5 maggio 2014

Passando ai contenuti, la Prof.ssa Pföstl ha spiegato come centrale sia la domanda sull’interpretazione araba del rapporto tra il discorso internazionale (tutela delle minoranze come estensione naturale dei diritti umani) e i discorsi locali. Le resistenze del mondo arabo alla tutela delle minoranze provengono essenzialmente dall’eredità del millet (in cui però essere minoranza significa essere cittadini di serie B), dall’eredità del colonialismo (le minoranze sono sospettate di intelligenza con lo straniero), dal processo di nation-building (i confini sono stati disegnati dalle potenze coloniali). Tuttavia, aggiunge Eva Pföstl, fattori simili si trovano anche altrove, sicché ella rifiuta l’idea di un “eccezionalismo arabo” sulla questione delle minoranze.

Daniele Scalea Eva Pfoestl IsAG Sapienza minoranze

La parola è dunque tornata a Daniele Scalea, il quale ha voluto inquadrare il fenomeno in ottica diacronica, evidenziando la differenza tra comunità minoritarie storicamente radicate, molto frequenti nel mondo arabo, e comunità minoritarie formatesi per recente immigrazione, che sono il caso più frequente in Europa Occidentale. Le nozioni moderne di multiculturalismo e tutela delle minoranze, oltre a essere di chiara matrice occidentale, non sono tradizionali neppure per l’Occidente bensì una novità recente. Facendo ricorsi a numerosi esempi storici, Scalea ha sostenuto che la nascita dello Stato moderno in Occidente si è spesso legato all’eliminazione delle minoranze, e che né la Rivoluzione Francese né il liberalismo hanno subito introdotto l’idea multiculturale e di tutela delle minoranze, che è invece storia recente.

Matteo Marconi Daniele Scalea IsAG Sapienza minoranze

Matteo Marconi, geografo dell’Università di Sassari e direttore del programma “Teoria geopolitica” dell’IsAG, ha incentrato il suo discorso sul rapporto tra minoranza e territorio. Una fondamentale differenza tra Occidente e mondo islamico è che nel primo l’autorità è esercitata su un territorio, nel secondo su una comunità. Siccome la minoranza è definibile solo entro un territorio, i paesi islamici in cui il diritto è sovra-territoriale e personale faticano a pensare la categoria di “minoranza”. In epoca di globalizzazione e deterritorializzazione, secondo il Dott. Marconi i paesi islamici non hanno più necessità di rincorrere il modello occidentale di Stato-nazione ma potrebbero ridare spazio al diritto personale, con una riedizione moderna del millet.

Emanuela Irace Paolo Sellari Eva Pfoestl IsAG Sapienza

L’ultimo intervento è stato di Emanuela Irace, giornalista collaboratrice della RAI e de “L’Unità”, la quale ha raccontato la sua esperienza sul campo nelle regioni curde della Turchia. È seguito un partecipato dibattito col numeroso pubblico in sala, composto per lo più da studenti e accademici.

L’Unione fa la forza? La conferenza alla Camera

Fonte: Geopolitica Online, 18 aprile 2014. Resoconto di una conferenza con Daniele Scalea

 
L’Unione fa la forza? È questa la domanda che è stata oggetto di discussione venerdì 11 aprile nella Sala delle Colonne di Palazzo Marini, Camera dei Deputati.
L’Unione fa la forza? L’Europa Mediterranea nell’UE è stato infatti il primo incontro del ciclo “Mare Nostrum”, lanciato da IsAG come piattaforma di dialogo mediterraneo.

L’Onorevole Marta Grande, membro della Commissione Esteri, ha aperto i lavori della giornata, seguita dal dott. Tiberio Graziani, Presidente dell’IsAG, che ha inaugurato con questa conferenza il ciclo “Mare Nostrum” per il dialogo ecumenico nel Mediterraneo. Il dott. Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG e moderatore dell’incontro, ha poi sottolineato l’importanza di considerare il Mare Nostrum come un insieme di tutti i popoli del Mediterraneo, inteso non in senso strettamente geografico. Una prospettiva di ampio respiro, inclusiva e comprensiva. Di seguito un breve riassunto delle relazioni degli esperti che si sono succeduti al tavolo di discussione.

Il dott. Christian Atzen, funzionario del settore politico della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, è stato il primo a intervenire con una panoramica esplicativa delle misure prese dall’Unione Europea per superare la crisi economica, in particolare nei riguardi dei paesi mediterranei. Ha individuato due elementi principali nella strategia dell’UE: il primo, e più importante, riguarda interventi di governance economica, mentre il secondo è la creazione di una Unione bancaria che implementi meccanismi centralizzati di vigilanza per le banche, con la Banca Centrale eletta ad organo di vigilanza. Ha poi ricordato la priorità che l’Unione Europea assegna al lavoro e al sostegno dei giovani con il Fondo Sociale Europeo (con uno stanziamento di 70 miliardi di euro), il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, il programma Erasmus+ (15 miliardi di euro) e il nuovo programma a sostegno della ricerca e dell’innovazione Horizon 2020 (80 miliardi di euro). Senza dimenticare i 2,3 miliardi di euro del programma COSME a sostegno delle piccole e medie imprese per la crescita e l’occupazione in Europa e, non da ultimo, la centralità degli investimenti infrastrutturali. Ha concluso il suo intervento con un richiamo alla fiducia dei cittadini nell’Unione Europea e alla problematica dell’euroscetticismo che per ragioni opposte è diffuso sia nei paesi del nord Europa sia nei paesi mediterranei.

Ha poi preso la parola la dott.ssa Fabiana Urbani, Ricercatrice associata IsAG, che, partendo dagli anni Novanta e arrivando ai giorni nostri, ha parlato delle criticità che le economie dell’Europa del sud hanno dovuto affrontare e con cui si confrontano attualmente. Dalla storica divisione, già dagli anni Novanta, fra i paesi della Core Europe, contraddistinti da economie forti e conti in ordine, e i paesi mediterranei caratterizzati da problemi di debito pubblico e forte rigidità del mercato del lavoro, lo svantaggio competitivo dei paesi dell’Europa del sud è aumentato. Nel 2008 il pacchetto di misure denominato Austerity ha imposto tagli della spesa pubblica, ristrutturazione del debito, taglio del welfare e dei salari creando ancora maggiore insofferenza a Roma, Madrid e Atene, i Paesi che maggiormente hanno sentito gli effetti della crisi. Il ruolo della Germania, definita potenza egemonica ma riluttante, è fondamentale per capire la situazione attuale e la direzione da prendere per uscire dalla crisi nell’ottica delle responsabilità condivise. L’austerity non è la soluzione. Ripartire dal Mediterraneo, invece, letto come momento di opportunità e non solo di criticità. Riscoprire gli elementi di forza comuni, dal turismo al traffico marittimo, al fenomeno migratorio. Una rinnovata cooperazione con il Nord Africa, bacino di opportunità, dalle risorse umane al commercio allo sviluppo di energie alternative. Il ruolo dell’Italia in questo processo deve essere centrale, e sull’onda anche della strategia Europa 2020 per lo sviluppo di occupazione, energie pulite e istruzione, ritrovare quella centralità funzionale sia in un’ottica europea, sia strategica per la sua politica estera. L’inizio della presidenza italiana dell’UE nel luglio 2014, in successione alla Grecia, sarà fondamentale per riportare il Mediterraneo in Europa.

Il professor Enzo Rossi, Ordinario di Politica economica dell’Università Tor Vergata, ha analizzato le cause degli squilibri di partite correnti esistenti fra i paesi della Core Europe e i paesi della periferia mediterranea. In particolare nel suo discorso ha evidenziato che la risposta dei paesi del Sud alla crisi è stata troppo accademica. Gli shock di offerta non possono essere compensati con aggiustamenti dei salari, i quali, al contrario, hanno portato ad una riduzione della domanda interna. Riferendosi ad un rapporto del Fmi Rebalancing of the euro area, where do we stand and where to go? ha messo in evidenza i processi di redistribuzione del debito che sono sostanzialmente avvenuti nell’area Europa in questi anni. Il reversal che sembra essere iniziato è in realtà dovuto a fattori ciclici e non strutturali. Solo la Spagna ha, secondo il professor Rossi, avviato un reale cambiamento aumentando il suo export grazie ad aggiustamenti strutturali (in particolare una maggiore flessibilità del mercato del lavoro). Nel proporre la giusta ricetta di politica economica per uscire dalla crisi, il professore ha sottolineato l’importanza che la Core Europe investa di più in beni non commerciabili in modo da aumentano la sua domanda interna, la necessità di aumentare l’inflazione e il bisogno di un innalzamento dei salari. Alla base di tutto c’è però un problema politico e, in tal senso, sarà fondamentale un cambiamento di rotta della Germania e il ruolo della Banca Centrale nel trovare soluzioni che immettano direttamente soldi nell’economia.

Il professor Umberto Triulzi, Ordinario di Politica economica alla Sapienza, ha preso la parola ponendo la domanda centrale, titolo stesso della conferenza. «L’Unione fa la forza, ma l’unione di chi e per che cosa?» Nel rispondere a questo interrogativo ha messo in luce delle criticità insite nella stessa struttura dell’enione economica e monetaria dell’UE. L’euro ha una struttura incompleta e per rafforzare i suoi meccanismi di funzionamento è necessario intervenire su diverse variabili. Le proposte della Commissione europea in tal senso non mancano e sono divise in prospettive di breve, medio e lungo periodo. In particolare secondo il professore sarebbe fondamentale nel breve periodo ridare alla Bce la funzione di prestatore di ultima istanza, in modo da alleggerire i tassi di interesse e ridurre il costo di indebitamento dei paesi; allo stesso modo creare l’Unione bancaria. Sempre in quest’ottica, la creazione di un’Unione fiscale. In Europa esistono 18 regimi fiscali diversi ed è necessario rendere le condizioni più simili ed eque. Il tema della diseguaglianza, quindi, messo in luce anche dallo stesso Fmi che recentemente ha evidenziato come la diseguaglianza e gli squilibri siano nocivi per la stabilità dei mercati internazionali. Rispetto al Mediterraneo, quindi, bisogna lavorare in un’ottica inclusiva e propositiva, che aiuti i paesi del sud a crescere insieme all’Europa per creare un’Europa diversa. Sarà importante in particolare favorire gli scambi intra-area per esempio nel Nord Africa e non solo nord-sud con l’Europa. A questo riguardo sono strategici gli aiuti alle imprese in modo da sviluppare le eccellenze (per esempio l’artigianato) e diversificare la produzione di quei paesi che dipendono esclusivamente dalle risorse energetiche. Investire sulla formazione, quindi, sullo sviluppo e razionalizzazione dei trasporti, sul problema energetico (Europa 2020), sulla valorizzazione delle risorse turistiche e sul problema migratorio.

Il dott. Paolo Raimondi, editorialista di “Italia Oggi”, ha incentrato il suo intervento sulla necessità di creare un’Europa forte per una serie di considerazioni geopolitiche e geoeconomiche. Nell’interpretare una diffusa sensazione di negatività nei confronti dell’euro ha posto in primo piano che se mai l’euro dovesse venir meno ci si troverebbe in una crisi di dimensioni globali. In particolare, l’unico modo per superare il sistema del dollaro, è il rafforzamento dell’euro, unica àncora di qualsiasi cambiamento sostenuto da un’economia forte e sana. Fondamentali inoltre le questioni del credito e dello sviluppo. La creazione di una Banca del credito per il Mediterraneo sarebbe la soluzione al crescente bisogno di credito dei paesi del sud. Sovranità monetaria europea ed investimenti in particolar modo in progetti che finanzino infrastrutture sarebbero quindi le chiavi per uscire dalla crisi e dare nuovo slancio all’Europa.

Il professor Paolo Sellari, docente di geografica politico-economica e direttore del Master di II livello in Geopolitica e Sicurezza Globale della Sapienza e di IsAG, ha iniziato con una riflessione sul «Mediterraneo come esempio di geografia della complessità unico al mondo». Una complessità che va indagata a fondo per capire qual è il ruolo geopolitico del Mediterraneo, al giorno d’oggi forse non più soggetto geopolitico globale. Significativo il fatto che nonostante l’80% delle merci mondiali passi per il Mediterraneo, esso sia considerato un mare marginale. Area di frattura o di unione? Nell’ottica del settore dei trasporti il professore evidenzia come al momento il Nord Africa e i suoi porti siano considerati dei concorrenti dell’Europa del sud ma che ci sia la profonda necessità di dialogare proprio su questo punto. Dialogare per trasformare la competizione in cooperazione con lo sfruttamento di quello che già esiste. In particolare l’Italia ospita 150 porti e non necessita quindi investimenti che ne aumentino il numero ma che aiutino la loro messa in rete per aumentarne l’efficienza. Specializzazione e messa in rete dei porti del Mediterraneo per trasformare la competizione in complementarietà. Creare un baricentro logistico nel cosiddetto arco latino sulla base di questi principi servirebbe a recuperare lo svantaggio storico che il Mediterraneo ha nei confronti del Nord Europa. Scambi intra-regionali, sviluppo delle autostrade del mare e messa in relazione del Mediterraneo con il mare del Nord attraverso la realizzazione di infrastrutture strategiche (per es. il corridoio Genova-Rotterdam).

Il dott. Pietro Infante, Direttore del Forum “Per un nuovo Euro-Mediterraneo”, nel suo intervento ha sottolineato l’importanza dell’Unione Europea per i paesi della sponda sud del Mediterraneo e viceversa, per lo sviluppo di una rete euro-mediterranea dei trasporti sia in direzione sud-sud sia nord-sud ed energetica. L’aiuto nei processi di integrazione sovranazionale nel Mediterraneo nell’ottica di una armonizzazione legislativa e procedurale. Un rilancio dell’Europa che passa per il Mediterraneo. I paesi europei hanno bisogno del dinamismo demografico e dei mercati emergenti del sud e l’impegno politico dell’UE è fondamentale perché il futuro delle due sponde del Mediterraneo sia indissolubilmente legato. I mercati emergenti lontani dall’Europa rischiano di aumentare la marginalizzazione del Mediterraneo ed estrometterlo dallo sviluppo dell’economia mondiale. Capire il fenomeno migratorio e saperlo correttamente interpretare è una sfida che l’UE deve saper cogliere per dare la giusta risposta alle esigenze della popolazione della sponda sud del Mediterraneo, sempre più giovane e sempre più preparata. Fondamentali quindi, secondo il dott. Infante, il rilancio dell’Unione per il Mediterraneo, una complementarietà regionale più profonda, armonizzazione dei sistemi produttivi e investimenti nel capitale umano per la creazione di poli di competitività e di ricerca euro-mediterranea.

L’Onorevole Marta Grande ha chiuso i lavori con una riflessione sul ruolo delle rivolte arabe e la sfida che esse pongono all’UE, destabilizzazione da una parte e un gap da coprire dall’altra. Sottolineando il ruolo strategico dell’Italia sia dal punto di vista storico sia geografico di ponte fra Europa, Asia e Africa, ha messo in luce l’importanza della Politica Europea di Vicinato. Per concludere con la crucialità per l’Italia, emersa da tutti gli interventi dei relatori, di svolgere un nuovo ruolo a livello europeo per riportare in Europa i paesi mediterranei.

(Valeria Ruggiu)

(function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = “//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1”; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, ‘script’, ‘facebook-jssdk’));

L’Unione fa la forza? L’Europa mediterranea nell’UE