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Falsi minori tra i migranti? L’allarme nella UE

Fonte: Diario del Web

 

Le società occidentali funzionano secondo logiche prevedibili, che con poco studio si può arrivare a comprendere e sfruttare a proprio favore. Ciò è possibile anche a quegli emigranti che, informati dai media del loro Paese o dalle Ong pro-immigrazione di massa, sfruttano le vulnerabilità dei meccanismi europei per superare le barriere all’ingresso e magari ad accedere a privilegi di cui non avrebbero diritto. È ciò che la Svezia ed altri Paesi europei hanno ormai appurato.

Cresce il numero di minori non accompagnati
Il Paese scandinavo in anni recenti ha visto, nel quadro di un accelerato flusso immigratorio, schizzare in alto soprattutto il numero di «minori non accompagnati» che entrano nel Paese in cerca di rifugio. I minori non accompagnati godono di una serie di tutele aggiuntive: non possono essere restituiti al Paese di ingresso nell’Ue né rispediti in un’area sicura del proprio Stato d’origine, sono alloggiati in strutture più accoglienti e ricevono più denaro per usi personali, si vedono assegnare un tutore e assistenti sociali, il loro caso è processato più rapidamente, possono beneficiare (se gli è riconosciuto l’asilo) di un più vasto ricongiungimento familiare. Ciò costa allo Stato, solo in accoglienza immediata, quasi il quadruplo di quel che spende per un richiedente asilo adulto.

Maggiorenni o minorenni?
A destare sensazione è stato però non tanto il numero dei minori non accompagnati (la Svezia rimane, malgrado la pressione sul sistema sociale e sull’ordine pubblico, un Paese incline all’accoglienza), quanto il fatto che molti dei sedicenti adolescenti dimostrassero spesso molti più anni di quelli che si imputavano (vedi, nella foto del 2012, l’allora sedicente quattordicenne Saad Alsaud, in mezzo a bambini considerati di pochi anni più giovani di lui; la pubblicazione di questa foto del «quattordicenne più veloce di Svezia» scatenò un putiferio). Inoltre, curiosamente si registravano pochi minori non accompagnati siriani – ossia di una nazionalità per cui la Svezia riconosce tutele aggiuntive anche agli adulti – in proporzione a quelli provenienti da Afghanistan, Somalia, Eritrea e altri Paesi ancora.

In Svezia misure restrittive sull’immigrazione
Così, il Governo (di sinistra) svedese ha deciso di avviare una serie di test medici (esame a raggi X dei denti e dei polsi) capaci di stimare con una certa precisione la reale età di un individuo. Tra marzo e ottobre il Consiglio Nazionale di Medicina Forense ha effettuato gli esami su 7858 presunti minori non accompagnati, riscontrando per 6628 di loro chiari segni di maggiore età e, in 112 casi, risultati dubbi. L’Agenzia incaricata di valutare le richieste d’asilo ha usato questi test medici in 5700 casi, decidendo nel 79% di essi che il presunto minore andasse trattato da adulto. I minori non accompagnati, o presunti tali, giunti nel 2015 (anno record) erano oltre 35.000, ma solo 2160 nel 2016, dopo che la Svezia ha varato misure restrittive sull’immigrazione e in particolare ha annunciato controlli medici sistematici per verificare l’età dei presunti minori.

In Germania il 43% dei minori non accompagnati mente sull’età
I risultati degli esami avviati in Svezia non giungono come sorprese assolute. In Germania l’utilizzo di test medici ha permesso di rivelare che il 43% dei sedicenti minori non accompagnati giunti quest’anno sono in realtà adulti (dati del Ministero degli Affari Familiari). Nella città di Amburgo la percentuale è ancora più alta, del 47%. Anche in Germania entrare come minori non accompagnati conferisce una serie di privilegi: non ultimo un tasso di accoglienza delle domande d’asilo molto più alto (93%, contro il 61% per gli adulti) e l’impossibilità di espellere anche coloro che sono formalmente rifiutati. Un minore non accompagnato costa tra i 40 e i 60.000 euro l’anno ai contribuenti tedeschi.

La legge Zampa in Italia
Nel 2016, l’Austria ha scoperto tramite test medici quasi mille falsi minori sui poco più di 9000 presentatisi come tali. Ciascun esame medico costa 1000 euro. In Italia, nei primi undici mesi di quest’anno sono sbarcati 15.540 minori non accompagnati – una cifra inferiore solo a quella record del 2016. Un minore non accompagnato ha un costo per lo Stato che si aggira intorno ai 2500 euro al mese (30.000 euro all’anno). Secondo la Legge Zampa, approvata l’aprile scorso col voto favorevole di PD e M5S e l’astensione di Forza Italia, si è stabilito che il minore non accompagnato non può in nessun caso essere respinto alla frontiera. Nessun altro Paese in Europa ha una previsione del genere. La legge prende il nome dall’On. Sandra Zampa del Partito Democratico.

 

 

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Sulle fake news Saviano ci ricasca

Fonte: L’Huffington Post, 16 agosto 2017

 

Roberto Saviano non ha preso bene il mio recente fact-checking di una sua affermazione riguardo l’educazione femminile in Iran: lo ha infatti derubricato tra gli insulti degli haters come “un fact-checking furbo sulla pelle delle donne”. Ciò, naturalmente, senza contestarne i contenuti (che dimostravano l’inesattezza di una sua affermazione) bensì lo spirito, descritto come misogino e acrimonioso verso la sua persona. Anziché prenderla sul personale, Saviano avrebbe potuto rivedere i suoi standard di verifica dei fatti ed evitare così nuovi scivoloni. Che invece sono, inevitabilmente, arrivati. Ecco dunque un nuovo fact-checking dedicato all’intellettuale napoletano.

Negli scorsi giorni Saviano ha avuto una querelle a distanza con Matteo Salvini, che ha concluso con un video in cui elenca quattro “bufale” del politico. Almeno due delle contro-deduzioni di Saviano, tuttavia, destano qualche dubbio. In un’occasione Saviano appare approssimativo, in un’altra afferma una cosa manifestamente non corretta. Vediamole.

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FRobertoSavianoFanpage%2Fvideos%2F10154897400876864%2F&show_text=1&width=560

La prima è l’affermazione che “non è il governo a decidere la protezione della persona […] non è una decisione politica […] le scorte sono decise dall’UCIS”. È vero che si tratta di una competenza dell’Ufficio Centrale Interforze Sicurezza Personale. Ciò che viene omesso, ma è importante, è che stiamo parlando di una branca del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, che a sua volta fa parte del Ministero dell’Interno, ossia un apparato amministrativo con al vertice un membro del governo.

Basta visitare il sito del Ministero per leggere che:

“La legge rimette al ministro dell’Interno, Autorità nazionale di pubblica sicurezza, la competenza a adottare i provvedimenti e impartire le direttive per la tutela e la protezione delle persone esposte a particolari situazioni di rischio di natura terroristica o correlate al crimine organizzato”.

Si tratta quest’ultima di una chiosa dell’art. 1 della legge istitutiva dell’Ucis (Decreto Legge 6 maggio 2002 n.83, convertito con modificazioni nella Legge 2 luglio 2002 n.133). Insomma: è vero che l’Ucis, un organo tecnico, decide a chi assegnare o revocare le scorte, ma non è indipendente e lo fa per conto del Ministro dell’Interno (membro del governo) cui spetta per legge la tutela delle persone a rischio, e che emana le direttive in merito.

Ciò non significa che un ipotetico governo Salvini potrà sic et simplicter togliere la scorta a Saviano: ma l’organo che potrebbe farlo risponderebbe a un membro del suo governo in accordo con le leggi promulgate dal Parlamento, la cui maggioranza sosterrebbe quell’ipotetico governo Salvini (non c’è un principio costituzionale che regola l’assegnazione delle scorte).

La seconda inesattezza di Saviano è relativa al manuale che, secondo Salvini, “spiega ai migranti come fare sesso con le donne europee“; denuncia, quella del segretario della Lega, corredata di immagini in cui si vedono uomini neri intrattenersi intimamente con donne bianche. Saviano risponde che: “Si tratta di una pubblicazione tedesca di educazione sessuale per un pubblico senza distinzioni di etnia e di età. Era insomma per i tedeschi”. La grafica in sovraimpressione chiosa: “Il testo si rivolge ai tedeschi”.

Ma non è così. Il manuale in questione è il sito Zanzu.de, sviluppato dal Centro Federale per l’Educazione Sanitaria tedesco assieme a una Ong belga. Nella sezione “Über das Projekt Zanzu” si spiega che il progetto è rivolto ai migranti. “Zanzu sostiene i migranti per vincere le paure e le incertezze e promuovere l’acquisizione di conoscenze in materia sessuale”; tali paure e incertezze, si chiarisce, derivano dal fatto che “in molti paesi d’origine l’accesso alla conoscenza dei vari aspetti della salute sessuale è limitato”.

Insomma, il sito serve a colmare eventuali lacune nell’educazione sessuale da parte dei neo-immigrati. Nella breve descrizione del progetto non si fa mai alcun riferimento al fatto che sarebbe rivolto alla generalità dei tedeschi. Essa si apre con le parole “Migrantinnen und Migranten“, in due paragrafi descrive il loro possibile deficit nell’educazione sessuale, e nel terzo dichiara che Zanzu serve a colmarlo. Non c’è altro che possa indirizzare a conclusioni differenti sul suo target di lettori.

Ma allora perché non solo Saviano, ma un gran numero di articoli reperibili in rete (citiamo Fanpage e GQ a mo’ di esempio) denuncia come falso che si tratterebbe di un “manuale per migranti”? La risposta sta probabilmente nel fatto che il sito è multilingue, ma se si cerca la versione inglese (o in qualsiasi altra lingua) della pagina dove si spiega il progetto, appare solo un video in tedesco senza alcuna spiegazione in altro idioma.

Probabilmente chi ha denunciato “la bufala” non aveva dimestichezza col tedesco e non si è preoccupato di verificare la versione originale. Ignoro se Saviano legga il tedesco o meno, ma sorge il dubbio se abbia anche solo verificato in prima persona la notizia: infatti nel video fa riferimento alle immagini di una “copertina” che non c’è, trattandosi di un sito interattivo privo di un’immagine in home page. Potrebbe trattarsi di un semplice lapsus, ma il dubbio che si sia affidato a fonti indirette sorge.

Per completezza d’informazione, chiariamo che nemmeno Salvini aveva ragione. Ma il suo errore non stava nell’affermare che si trattasse di “manuale per migranti” (lo è, oltre ogni dubbio) ma nel dire che servisse a spiegare “come fare sesso con le donne europee”. Saviano avrebbe potuto semplicemente notare che, in altre illustrazioni del manuale, si vedono donne nere con uomini bianchi, o uomini neri con donne nere. Invece, negando il pubblico cui era rivolto, ha finito col dire egli stesso una cosa falsa – con l’aggravante di averla detta nell’ambito di una denuncia delle “fake news” (bisognerebbe coniare un nuovo termine, “fake-checking“, per indicare la pratica di inserire inesattezze nel fact-checking, visto che è sempre più frequente).

Siamo alle conclusioni. E sono le medesime dell’articolo precedente: Saviano ha detto cose non corrette e rispondenti ai fatti, e dal momento che ha preso a cuore la lotta contro le fake news e per la buona informazione, non dovrebbe concedersi il minimo errore. Anziché prendere le critiche sul personale, Saviano dovrebbe fare doverosa autocritica e migliorare il proprio metodo di verifica dei fatti. Sarebbe il primo a guadagnarne, assieme ai suoi lettori.