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Geopolitica: che cos’è e perché in Italia ne abbiamo bisogno

Tratto da L’Huffington Post, 26 dicembre 2013

 

Geopolitica è un termine che deve i suoi natali allo svedese R. Kjellén (1864-1922), il quale la intendeva come una parte – quella relativa al rapporto tra Stato e territorio – della sua più generale disamina dello Stato come “ente organico” che, al pari degli altri organismi viventi, nasce, cresce, si ammala e muore.

Il geografo britannico H.J. Mackinder (1861-1947), cercando di riscontrare nella storia dell’uomo delle regole generali determinate dai fattori geografici, ispirò in Germania l’evoluzione della Geopolitica praticata da Karl Haushofer (1869-1946). Al pari di Mackinder, infatti, ma potendo contare al suo fianco un’intera scuola di studiosi, Haushofer riteneva che l’analisi del rapporto tra storia e spazio, uomo e geografia, potesse permettere di formulare delle norme per l’azione statale.

Malgrado la presenza di pensatori anglosassoni affini a Haushofer (come appunto Mackinder o lo statunitense A.T. Mahan), il fatto che non si fosse per allora sviluppata nessuna geopolitics dichiarata e cosciente di sé, assieme all’erronea credenza che la Geopolitik avesse ispirato le azioni naziste, nel secondo dopoguerra e per alcuni decenni misero la sordina su quello sviluppo del pensiero geografico che originava da Ritter, Ratzel e Kjellén.

Tuttavia, le realtà geografiche e il loro rapporto con la politica e la strategia non potevano essere ignorati troppo a lungo, e presto uscirono dai circoli militari in cui si era continuato a coltivarli. Negli anni ’80 si sviluppò in Francia una nuova corrente, attorno a Y. Lacoste e alla sua rivista Hérodote, la quale accosta allo Stato tutta una serie di attori interni o esterni allo stesso, che vanno dai gruppi etnici alle autorità locali, dalle multinazionali ai media.

Il riconoscimento della molteplicità degli attori politici, assieme a un approccio più possibilista e meno determinista e all’attenzione per gli spazi non fisici diversi dal territorio (come le reti delle telecomunicazioni o dei flussi finanziari), caratterizza tutta la Geopolitica contemporanea, inclusa quella cosiddetta “neoclassica” che più valorizza gl’insegnamenti dei “classici” (Mahan, Mackinder, Haushofer e N.J. Spykman in primis): esponenti di spicco di tale corrente sono gli anglosassoni C.S. Gray, G. Parker, G. Sloan, i francesi A. Chauprade e F. Thual, il russo A. Dugin. Ma a essa sono spesso associati pensatori che pure non si sono richiamati esplicitamente alla geopolitica, il più frequente dei quali è Z. Brzezinski.

Sempre negli anni ’80, ma questa volta in ambito anglosassone, è sorta la fortunata corrente della Critical Geopolitics, il cui fondatore si può considerare G.Ó Tuathail. La Geopolitica critica s’inserisce nel filone del postmodernismo e il suo principale interesse sta nel decostruire i discorsi geopolitici, individuando dunque non come il fatto geografico determini la concezione politica, bensì come la concezione politica determini l’interpretazione del fatto geografico. Tale corrente ha avuto e ha un ruolo prezioso nel promuovere la contestualizzazione e analisi critica delle tesi geopolitiche, ma presa di per sé è scarsamente costruttiva.

Negli ultimi vent’anni circa, non solo nel mondo occidentale e senza dubbio in Italia, l’uso del termine “geopolitica” è divenuto, per usare un’espressione della Treccani, “moda culturale”. I giornalisti in particolare hanno fatto amplissimo uso del termine, banalizzandolo fino al suo utilizzo per definire non solo tutto ciò che pertiene le relazioni internazionali, ma spesso l’attualità politica internazionale stretta, in una palese contraddizione con la pregiudiziale di longue durée che è propria della prospettiva geopolitica.

Una vera Geopolitica scientifica, che studi le relazioni tra società umane all’interno degli spazi e in un’ottica di lungo periodo, rivendica oggi il suo posto nel panorama culturale globale e italiano. Sebbene la Geopolitica odierna abbia ormai abbandonato ogni tentazione di determinismo geografico, il fatto geografico (e la sua interpretazione) permane centrale nel suo discorso. In Italia più che altrove serve riportare al centro dell’attenzione la geografia, oggi tanto bistrattata da non essere quasi più insegnata nelle scuole, ma che rimane un fattore potente nella politica e nell’economia; e che quando viene troppo ignorata può prendersi la sua vendetta, per citare R. Kaplan.

La Geopolitica obbliga inoltre a ragionare in termini di lungo periodo, in maniera strategica. Qualcosa che drammaticamente è mancato in Italia per decenni. Il nostro paese, privo di coerenti e lungimiranti politiche estera, economica, industriale, sociale, scientifica, culturale e via dicendo; muovendosi sempre in maniera miope e incerta, tra cambi di rotte a ogni governo e provvedimenti presi unicamente per avere ritorni immediati anche a costo di gravi ipoteche sul futuro; muovendosi in tal modo, dicevamo, l’Italia in un batter d’occhio è sprofondata in una grave crisi socio-economica e morale-culturale.

L’augurio, in questi giorni d’auguri, è dunque che la Geopolitica – quella vera e scientifica – possa trovare un posto di rilievo nell’istruzione terziaria italiana, così da formare una classe dirigente (politici, imprenditori, giornalisti) con piena coscienza degli spazi propri del mondo globalizzato e usa a ragionare non più in maniera miope di breve periodo, ma strategicamente con vera lungimiranza. I decisori dovrebbero promuoverla per dare più solide basi al processo decisionale stesso, e l’opinione pubblica dovrebbe richiederla per non essere più in balia di scelte prese senza gl’idonei strumenti culturali e la giusta ottica mentale.

Nel mio piccolo, sto contribuendo a questa battaglia culturale promuovendo diversi strumenti, come un istituto di geopolitica o l’unica rivista disciplinare in lingua italiana peer reviewed o la prima collana editoriale italiana dedicata alla teoria e storia della geopolitica. Inoltre, partecipo come docente al Master in Geopolitica e Sicurezza Globale dell’Università Sapienza, del quale proprio in questi giorni si stanno raccogliendo le iscrizioni per la nuova edizione.

Il gran numero d’iscrizioni già pervenute al Master suddetto testimonia del crescente interesse che la Geopolitica, anche quando scientifica e non giornalistica, suscita in Italia. A quanti volessero approfondire il tema, si segnalano come letture particolarmente utili la voce “Geopolitica” nella Treccani di Carlo Jean, le opere di Gianfranco Lizza Geopolitica. Itinerari del potere e Geopolitica delle prossime sfide, lo stimolante pamphlet di Emidio Diodato Che cos’è la geopolitica. Ma sul tema si tornerà senz’altro in queste stesse pagine.

L’eredità di Mackinder: la conferenza alla Sapienza

Tratto da Geopolitica Online, 6 novembre 2013. Resoconto di una conferenza cui ha partecipato Daniele Scalea

“L’eredità di Mackinder”: questo è il titolo della conferenza organizzata dall’IsAG e svoltasi mercoledì 30 ottobre presso l’ex Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Sapienza di Roma, in occasione dell’uscita di Halford John Mackinder: dalla geografia alla geopolitica. Scritto da Daniele Scalea, è il titolo inaugurale della nuova collana IsAG-Fuoco battezzata “Heartland” e dedicata alla teoria e storia della geopolitica.

Fulco Lanchester

L’incontro è stato aperto dal professor Fulco Lanchester, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche, il quale ha voluto inquadrare la figura di Mackinder nel dibattito sullo jus publicum europeo e il contrasto tra terra e mare. Il libro di Daniele Scalea – ha spiegato il prof. Lanchester – analizza il pensiero di Mackinder alla luce del tema dello Stato potenza, ancora attuale. Il Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche ha infine auspicato la realizzazione d’un secondo tomo, che spieghi cosa resta di Mackinder.

Paolo Sellari

Paolo Sellari, professore di Geografia politica ed economica alla Sapienza, ha sottolineato la relazione ormai consolidata tra il primo ateneo romano e l’IsAG. Ha inoltre spiegato come il volume di Scalea rappresenti un punto di partenza e non d’arrivo per lo studio di Mackinder e della geopolitica. Si tratta di un ottimo libro ricco di informazioni, note biografiche e bibliografia. Il professor Sellari ha infine ricordato che Mackinder anticipò l’ascesa continentale della Cina, che oggi investe in ferrovie transeuroasiatiche verso l’Europa come alternativa ai trasporti marittimi.

Maria Paola Pagnini

Maria Paola Pagnini, preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Niccolò Cusano, ha rammentato come trent’anni fa, quando aprì a Trieste il suo dottorato in Geopolitica, riuscisse a ottenere fondi solo da privati, costretta quasi alla clandestinità dall’ostracismo accademico verso la materia. La geopolitica è, secondo la professoressa Pagnini, passione, un tunnel da cui non si riesce a uscire. Lo stesso volume di Scalea è frutto – ha affermato la relatrice – della passione geopolitica, tanto da contenere in sé tre libri: uno spaccato della geografia ottocentesca, un’ampia biografia di Mackinder e un’analisi del suo pensiero. Un quarto libro lo si potrebbe individuare nelle abbondanti citazioni dalle opere originali dell’autore britannico. Un altro esempio dell’ammirevole passione geopolitica dell’Autore è, secondo la professoressa Pagnini, che abbia incluso una bibliografia completa e riordinato l’archivio dei “Mackinder Papers” a vantaggio degli studiosi successivi.
Tuttavia Mackinder, secondo Maria Paola Pagnini, non è attuale se non nella misura in cui il suo pensiero è parte della scienza intesa come sommatoria di pensiero. La geopolitica non si può considerare una scienza, bensì una riflessione sulle conseguenze spaziali dell’azione politica. Vista la scarsa conoscenza degli autori classici della geopolitica, la professoressa Pagnini ha giudicato utilissimo il libro ed espresso l’auspicio che sarà continuata la serie della collana “Heartland”.

Matteo Marconi

Secondo Matteo Marconi (Università degli Studi di Sassari) il libro combina leggibilità e rigore scientifico, ponendosi quale base per ulteriori studi. La formazione storica di Daniele Scalea traspare nella concentrazione sui contesti. Finora Mackinder era stato giudicato politicamente, ma Scalea cerca di smantellare l’apparato concettuale di opere decostruttiviste come quella di Gerry Kearns. Mackinder, secondo il dottor Marconi, non è completamente ascrivibile all’epoca vittoriana: il suo è un imperialismo non tradizionale (non nazionalista e che non prevede lo sfruttamento della periferia).

Gianfranco Lizza

Gianfranco Lizza, professore di Geografia politica e direttore del Master “Geopolitica e sicurezza globale” alla Sapienza, ha parlato del libro di Scalea come di una ricerca puntuale e meticolosa, che, vista la complessità del personaggio, non avrebbe potuto trattarlo altrimenti. Dissentendo dalle opinioni espresse da un relatore precedente, il professor Lizza ha affermato che la geopolitica non ha avuto il tempo per diventare una scienza perché subito tacciata di militarismo. Essa è però una scienza che scopre il lato geografico della politica, che è filosofia e arte. Le teorie di Mackinder oggi non sono più valide, ma il geografo britannico fa ripensare la carta in termini di potenza e risorse, fa pensare al domani, invita a non fermarsi mai. La geopolitica non è quella banale di cui si parla sempre, ma è molto più complessa.

Gianfranco Lizza riceve il Diploma d'Onore dell'IsAG

Daniele Scalea ha quindi rivolto un saluto e un ringraziamento ai relatori e al pubblico. Il professor Paolo Simoncelli ha invece pronunciato un omaggio per Gianfranco Lizza, alla sua ultima uscita ufficiale come professore ordinario prima d’essere messo a riposo. L’IsAG ha perciò voluto omaggiare il professor Lizza di un Diploma d’onore per il suo essenziale contributo all’avanzamento e divulgazione della geopolitica: Tiberio Graziani, il presidente dell’IsAG, ha ricordato i grandi meriti del professor Gianfranco Lizza, cui l’uditorio ha tributato una giusta ovazione.