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Germania, fake news bandite per legge

Fonte: Gli Occhi della Guerra, 9 aprile 2017

 

Il governo tedesco ha approvato un disegno di legge, che potrebbe essere approvato prima della fine dell’estate dal Parlamento, per punire i social network che non rimuovono prontamente i contenuti “d’odio” o “falsi” postati dai loro utenti. A seconda di quanto siano manifestamente illeciti questi contenuti, soggetti come Facebook o Twitter avranno tra 7 giorni e 24 ore per rimuoverli, o rischieranno enormi pene pecuniarie, fino a 50 milioni di euro.

È manifesto come il tempo concesso sia in molti casi estremamente breve per giudicare se un contenuto sia vero o falso, lecito o “d’odio”. Tanto più che i dipendenti di un social network non dovrebbero in teoria avere le competenze giuridiche per definire rapidamente cosa sia o non sia hate speech, o quelle scientifico-giornalistiche per accertare quali fatti siano veri o falsi. Ma, soprattutto, non ne dovrebbero avere (in un Paese normale) la legittimità.

La cosa più incredibile e disturbante di tutte, in questa legge, è probabilmente il fatto che l’autorità giudiziaria sia chiamata in causa esclusivamente nel caso l’autorità amministrativa voglia far definire un contenuto come illecito per multare il social network. Ma laddove si tratti di decidere se censurare o meno un contenuto, ossia l’espressione del pensiero di un cittadino, la sentenza è demandata a un’azienda privata. Con tutto ciò che ne consegue in termini di mancanza di legittimità, garanzie giuridico-processuali e diritti per il cittadino che viene giudicato.

Visto l’impianto della normativa, è anche semplice capire come questa “psico-polizia privata” andrà ad operare nella pratica. Avrà l’autorità, anzi l’obbligo, di esercitare la censura senza passare per l’autorità giudiziaria, che anzi si pronuncerà solo laddove ravvisi da parte dei social network una censura non abbastanza efficiente. E le eventuali sentenze giudiziarie contro i social network saranno inappellabili.

Alberto Aimi, giurista dell’Università di Brescia e conoscitore della realtà tedesca, commenta: «Per scongiurare il rischio di essere sottoposti a un procedimento amministrativo sanzionatorio (il che ha sempre un certo costo, anche in caso di eventuale “assoluzione”) i provider saranno spinti ad adottare criteri “ampi” per la valutazione di illiceità dei contenuti pubblicati». Se i rischi vengono solo dal censurare troppo poco, la logica reazione sarà quella di censurare sempre, nel dubbio. «Infatti – prosegue il Dott. Aimi – mentre è facile immaginare che venga aperto un procedimento amministrativo contro il gestore del social network in caso di pubblicazioni di contenuti la cui illiceità penale appaia “dubbia”, è certamente più difficile che l’adeguatezza del sistema di controllo venga messa in discussione in caso di cancellazione dei medesimi contenuti».

Questa tendenza a un’interpretazione “espansiva” del dovere censorio andrà per giunta a innestarsi su categorie che, di per sé, già naturalmente si prestano a essere strumentalmente ampliate. La definizione di fake news, che istintivamente rimanda alla “bufala” conclamata, è in realtà stata spesso estesa anche all’interpretazione di fatti dubbi o persino alle opinioni non allineate col mainstream. Quando Facebook, proprio per pararsi da leggi draconiane tipo quella tedesca, ha varato negli USA un sistema di censura basato sul sedicente “fact-checking”, si è rivolto a uno schieramento di entità il cui orientamento politico è piuttosto monolitico. Nel caso del hate speech, invece, ancora più labile è la distinzione tra discorso d’odio ed espressione di un’opinione legittima. Ad esempio, contestare la politica delle porte aperte all’immigrazione sarà considerato un messaggio lecito o “xenofobo” e dunque illecito? Per quanto si è detto poco sopra, e cioè che i social network saranno punibili solo se avranno la mano leggera, è facile indovinare quale interpretazione faranno propria.

I successi elettorali dei populisti in molti Paesi occidentali ha suscitato la reazione terrorizzata dell’establishment. La paura spinge ad attaccare, e così si è subito passati a propugnare limitazioni al suffragio elettorale e alla libertà d’espressione. Questo disegno di legge tedesco è l’espressione più marchiana e palese di tali pulsioni antidemocratiche. È un triste ricorso storico che la Germania si sia posta all’avanguardia in ciò, ma potrà presto essere raggiunta da altri. Il Ministro della Giustizia Maas ha già chiesto che tutta l’Europa si adegui varando simili norme per la censura in Rete, e qualcuno in Italia si è già portato avanti.

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Non solo Colonia, sui migranti l’efficienza tedesca ha fallito

Fonte: L’Huffington Post

 

I fatti di Colonia sono noti: nella notte dell’ultimo dell’anno, centinaia di persone, quasi tutte identificate come di etnia araba, si sono radunate nei pressi della stazione centrale cittadina sottoponendo le passanti a molestie sessuali, furti e, in alcuni casi, pare veri e propri stupri. I primi indagati confermano che gli autori del misfatto sono stranieri provenienti da paesi musulmani, molti dei quali richiedenti asilo da poco giunti in Germania. Episodi analoghi si sono registrati in altre città tedesche ed europee.

La polemica che ne è sorta ha visto non solo commentatori tradizionalmente critici verso il fenomeno migratorio e l’Islam, ma anche molti opinionisti di Sinistra e favorevoli al multiculturalismo, puntare il dito contro la fede musulmana e i suoi aspetti giudicati misogini e maschilisti. Altri controbattono che semmai il problema è il maschilismo in sé, e che i reati di natura sessuale contro le donne sono frequenti in Occidente.

Quest’ultimo fatto è innegabile, ma tali opinionisti mancano di notare che il misfatto di Colonia si distingue per le dimensioni eccezionali: il ministro della Giustizia tedesco Heiko Maas ha parlato non a caso di “una dimensione completamente nuova di crimine organizzato”. Così tante persone, in uno spazio così ristretto, hanno compiuto così tanti reati in così poco tempo, tra l’altro aggiungendo al già non commendevole furto anche le molestie sessuali, ulteriore indice di disprezzo e ferocia verso le vittime.

L’identikit dei delinquenti li assegna in maniera preponderante, quasi esclusiva, alla cultura islamica, e ciò ha fornito utili argomenti a quanti ritengono che l’Islam non sia compatibile con valori occidentali come la democrazia, la convivenza religiosa e la parità tra i sessi. Sicuramente la cultura islamica ha una tradizione patriarcale – in maniera non dissimile a quella europea, ma senza essere passata per un equivalente processo di emancipazione femminile. Tuttavia, non si può fare a meno di notare che i musulmani in Germania sono da decenni parecchie centinaia di migliaia, eppure non si era mai visto qualcosa di simile a quanto accaduto a Colonia.

Osservando le scarne informazioni finora fornite sui fermati e indagati della notte di Colonia, una cosa balza subito all’occhio: la forte incidenza di richiedenti asilo, ossia immigrati di recentissimo periodo. Ovviamente, per quanto grandi possano essere gli sforzi prodotti dalla società ospite, quello dell’integrazione è un processo inversamente proporzionale al tempo di permanenza nel nuovo paese. Innanzi tutto il nuovo arrivato conosce in maniera imperfetta le leggi e gli usi e costumi del paese ospite.

Ma non si può sempre supporre la buona fede, e che il male sia stato fatto, socraticamente, per ignoranza del bene. Le vittime delle molestie di Colonia si sono ribellate mostrando agli artefici di non apprezzare le attenzioni di cui erano fatte oggetto; i furti che hanno accompagnato le molestie dimostrano poi e in maniera inequivocabile che l’approccio era volutamente ostile. Qualsiasi tentativo apologetico di quanto accaduto a Colonia, oltre che immorale, è anche non credibile. Ma quindi? Come si spiega che altri stranieri, parimenti musulmani, non abbiano compiuto negli anni e decenni passati ciò che hanno fatto i loro omologhi d’oggi a Colonia? Probabilmente, la risposta è nel numero.

Le dimensioni dell’immigrazione in Europa, soprattutto quella dal Mediterraneo, sono inedite. Tra 2010 e 2014, gli ingressi illegali nell’UE sono aumenti del 270% e le richieste d’asilo del 240%. In Germania nel 2015 sono state circa 1 milione le richieste d’asilo, quintuplicando quelle dell’anno precedente. Se un aumento era nelle previsioni, quest’esplosione inusitata è dovuta all’effetto attraente delle dichiarazioni della Cancelliera Merkel di agosto.

E la situazione sembra essere almeno parzialmente sfuggita al controllo delle autorità tedesche. Qualcosa lo si era intuito già in estate, quando Berlino, dopo aver a lungo attaccato gli Stati balcanici per pratiche simili, aveva – seppur per brevi periodi – sospeso i collegamenti viari perché l’afflusso di migranti aveva portato al collasso le capacità di trasporto e accoglienza di città come Monaco. Dopo un paio di mesi i tedeschi sono tornati a riapplicare Dublino anche per i Siriani.

A dimostrare che la proverbiale efficienza tedesca stavolta ha fatto cilecca, non ci sono solo il dietrofront sull’accoglienza ai Siriani o i furti e le molestie del Capodanno di Colonia e altre città della Germania. Poco pubblicizzate dai media italiani, ormai da alcuni mesi trapelano notizie su violenze sfuggite al controllo tedesco all’interno dei nuovi centri d’accoglienza. Organizzazioni femministe hanno denunciato come, nei centri sovraffollati e senza divisione tra maschi e femmine, si stiano diffondendo casi di stupro, molestie e induzione alla prostituzione, anche contro minori. Spesso le violenze non sono contro le donne, ma tra gruppi di differente etnia.

In molti, l’agosto scorso, hanno esaltato la generosità di Angela Merkel e dei cittadini tedeschi. Ma si sa che di buone intenzioni è lastricata la via per l’Inferno. Lo sanno bene quelle donne migranti che, dopo aver abbandonato il paese natio magari proprio per sfuggire alla violenza di loro connazionali, l’hanno ritrovata nei centri d’accoglienza. Finché loro sole erano le vittime, la situazione è stata giudicata sotto controllo. Ora che la violenza è uscita dai campi profughi per rivolgersi contro le donne indigene, la società tedesca si scopre in emergenza. Il tempo dirà se la Germania saprà affrontarla con maggior efficacia.