Isis, milizie di Misurata entrano a Sirte

Fonte: Gli Occhi della Guerra, 10 giugno 2016
Articolo di Alessandra Benignetti

 

Per l’Isis si mette male anche in Libia. I miliziani dello Stato Islamico, infatti, sono in difficoltà anche a Sirte, dove le forze lealiste, composte per la maggior parte dalle milizie di Misurata, vicine al governo di Tripoli, hanno raggiunto il centro della città e si preparano a lanciare l’offensiva finale sui jihadisti, come documentano numerosi video apparsi sul web, che mostrano i mezzi pesanti attraversare le strade, in gran parte vuote, della roccaforte del Califfato in Libia.

Jihadisti sotto assedio

La liberazione di Sirte, ha infatti annunciato Mohamed al Gasri, portavoce delle milizie di Misurata, è questione di “giorni e non di settimane”. Due o tre, secondo le truppe lealiste, che da ieri bombardano con raid aerei e artiglieria pesante le postazioni dell’Isis nell’importante città portuale della Tripolitania. Da ieri, inoltre, la marina militare libica, ha annunciato di aver preso il controllo della costa antistante la città. Così facendo, secondo il comandante per la Libia centrale, Rida Issa, viene scongiurata l’ipotesi di una fuga dei jihadisti via mare, che era stata paventata nei giorni scorsi.

Come conferma anche l’analista indipendente Heni Nsaibia, citato dall’agenzia Nova, l’Isis sarebbe a questo punto, completamente accerchiato. La Guardia petrolifera, milizia vicina al governo di Tripoli, avanza verso Sirte da est, a sud e ad ovest avanzano le milizie di Misurata: l’unica via di fuga che rimane ai jihadisti è quella che corre “lungo l’asse sud-orientale”, “ma a Zillah e Maradah incontrerebbero l’Esercito libico del generale Khalifa Haftar”.

I jihadisti sono stati cacciati da diversi punti strategici alle porte della città e nel giro di quattro settimane hanno dovuto cedere oltre 120 chilometri di territorio. Le milizie lealiste hanno preso il controllo di una base aerea e di vari accampamenti militari, e tengono accerchiati importanti siti controllati dall’Isis, come il Centro di Ouagadougou e l’ospedale di Ibn Sina, nonostante la resistenza dei jihadisti, che ostacola, soprattutto con l’azione dei cecchini, l’avanzata delle milizie che partecipano all’operazione “al Bunian al Marsus”. “I cecchini di Daesh sono una preoccupazione per noi perché sparano da lunga distanza e questo ci ha ostacolati nella battaglia all’interno della città”, ha infatti affermato al Gasri, il portavoce delle milizie di Misurata, che da inizio mese hanno perso almeno cento uomini negli scontri per la presa di Sirte.

Civili  detenuti e torturati dai miliziani dell’Isis

Nel corso delle operazioni per la liberazione della città le truppe di Misurata hanno annunciato, inoltre, di aver liberato un numero imprecisato di civili detenuti dall’Isis nella città. I militari non hanno reso noto, per ora, il luogo di detenzione, ma, è stato comunicato in una nota che i civili liberati “portano sui loro corpi tracce di tortura”. E mentre sono migliaia i civili che negli scorsi giorni hanno abbandonato Sirte, in un altro centro, ora occupato da milizie islamiche legate legate ad al Qaeda, Derna, tre ragazzi di 9, 14 e 16 anni avrebbero perso la vita a seguito di un bombardamento dei militari del generale Khalifa Haftar, che ha provocato morti e feriti proprio tra i civili.

Isis goodbye?

Peter Cook, portavoce del Pentagono, ha esultato alle notizie che arrivano da Sirte: “Siamo ovviamente incoraggiati”, ha detto Cook, “dal progresso che le forze governative stanno compiendo”. Aggiungendo che “il fatto che i jihadisti siano sotto pressione in Libia è un’ottima cosa, e segnala che il governo e le forze che lo sostengono fanno progressi”. La conquista di Sirte da parte delle truppe di Misurata, oltre che determinare un’acquisizione di maggior peso nello scenario libico di questa parte politica, rispetto alle milizie che fanno capo al generale Haftar, che ne usciranno probabilmente marginalizzate, sarebbe, infatti, un ulteriore duro colpo per Isis sul terreno.

Ma, secondo Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG di Roma (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie) e blogger per l’Huffington Post, è troppo presto per cantare vittoria. Nonostante sia sottoposto ad offensive su più fronti, infatti, secondo Scalea “l’Isis continua a mostrare una notevole resilienza”. “Laddove Isis dovesse perdere le sue roccaforti per mano delle milizie curde, sciite o cirenaiche, potrebbe continuare ad alimentare una guerriglia contando sull’appoggio della popolazione locale”, afferma il ricercatore. Inoltre, “dover occupare i territori oggi di Isis con milizie di altre tribù, etnie o sette, oltre a favorire l’insorgenza, garantisce una minore capacità di occupare questi territori per un periodo prolungato”. Questo significa, in pratica, secondo il ricercatore, “che Isis potrebbe riemergere rapidamente, anche con altro nome e altri quadri dirigenti, una volta che i vincitori avranno ridotto le forze nell’area, secondo lo stesso schema che ha visto riemergere lo stesso gruppo, dopo la sconfitta del suo predecessore, AQI in Iraq, o delle tribù gheddafiane in Libia”.

E un altro rischio è quello di un cambio di strategia degli uomini del Califfato, che messi con le spalle al muro dalle disfatte militari, potrebbero concentrarsi ora su azioni di guerra asimmetrica, come dimostra la crescita degli attentati in Siria ed in Iraq. L’ultimo, giovedì a Baghdad, ha provocato 25 morti e 70 feriti tra i civili.

 

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