Scommettere ancora sul porto di Gioia Tauro

Fonte: L'Huffington Post

Il nuovo quadro geopolitico, che va profilandosi a livello globale e che ha visto emergere nuovi protagonisti sulla scena del commercio internazionale, ha grandemente influenzato gli equilibri di mercato, determinando anche un mutamento della geografia dello ‘shipping mondiale’.

In questo nuovo contesto internazionale si è infatti assistito alla crescita della domanda di trasporto marittimo supportato principalmente dall’aumento dei traffici delle economie emergenti (Brics) che hanno determinato lo spostamento del baricentro economico verso est, con ciò favorendo l’emergere di nuove rotte. Questo nuovo scenario, che ha riportato il Mediterraneo al centro dell’economia mondiale, se ben interpretato potrebbe senza dubbio rivelarsi cruciale per lo sviluppo economico del nostro paese che, godendo di una posizione di centralità, si colloca nel cuore della più importante catena logistica che si estende dall’estremo oriente all’Europa. Tuttavia, anche se la centralità geografica costituisce un fattore importante è al contempo vero che essa sia di per sé insufficiente a cogliere queste nuove sfide ove non opportunamente affiancata da un’adeguata strategia di rilancio del sistema portuale nazionale e, più in particolare, di quei porti come quello di Gioia Tauro, che hanno rappresentato un’eccellenza a livello mondiale e un’esperienza unica per il Mezzogiorno. Il porto calabrese, infatti, oltre ad essere in grado di abbracciare tutte le rotte ‘Round-the-World’, è l’unico in Italia a poter accogliere le nuove gigantesche navi porta-containers provenienti dai paesi asiatici grazie ai ben suoi 18 metri di fondale.

Nato a supporto del progetto di un centro siderurgico mai concretizzato, ha visto modificare la sua vocazione verso quella di scalo commerciale, fino a diventare negli anni ’90 il principale porto di transhipment del Mediterraneo. Un’esperienza di indubbio valore simbolico che dimostra come anche nel Sud Italia sia possibile addivenire a delle opere di successo basate su una collaborazione virtuosa fra pubblico e privato.

In questo momento storico, in cui l’evoluzione della situazione competitiva nel mondo della portualità e degli scenari economici globali impone un nuovo salto di qualità, per consentire di dare continuità al progetto appare necessaria, oltre che opportuna, una maggiore attenzione da parte delle istituzioni finalizzata a supportare la già importante infrastruttura portuale esistente a Gioia Tauro che, proprio alla luce di quanto premesso, appare indiscutibilmente strategica per l’intero paese. A riprova di ciò si pensi che, proprio in questo momento, si registra una maggiore competitività dello scalo nel circuito internazionale del Mediterraneo dove è subentrato un mutamento di rapporti di forza in seguito alla nascita di nuove realtà portuali. Si pensi, su tutti, ai porti del Nord Africa che si sono ormai imposti a livello internazionale essendo scali verso i quali le maggiori linee di navigazione mondiali proiettano i loro interessi grazie alle condizioni di agevolazione contributiva, fiscale e doganale di cui godono e che li ha fatti divenire i maggiori competitors di Gioia Tauro.

Di tali questioni e di tutte le loro ricadute sul piano politico, economico e commerciale vi è stata l’opportunità di dibattere nel corso della conferenza organizzata da IsAG e Cefris e tenutasi a Roma presso la sala delle Colonne della camera dei deputati dal titolo “Zes logistica ed energia fattori di sviluppo per il porto di Gioia Tauro” in cui si è portato al centro dell’attenzione politica l’attuazione di una serie di provvedimenti che si rendono indispensabili per garantire l’adeguato rilancio del porto di Gioia Tauro da mettere in atto attraverso un’equilibrata sinergia tra settore pubblico e privato.

Dalla discussione, alla quale hanno preso parte eminenti esponenti del mondo accademico, istituzionale e imprenditoriale interessati direttamente e vario titolo all’area in questione, è emerso chiaramente che una ripresa della competitività del porto di Gioia Tauro non possa prescindere da alcuni elementi essenziali. Tra tutti la necessità che lo scalo calabrese diventi il punto nevralgico di ingresso delle merci internazionali che dal Mediterraneo si spostano nell’entroterra con destinazione non solo verso il Mezzogiorno ma anche verso il Nord d’Italia e il Sud d’Europa, nonché elemento propulsivo di quel “polo logistico industriale” individuato nell’accordo di programma quadro siglato anche dal ministero dei trasporti, dove far insediare grandi operatori stranieri attratti da quelle ormai necessarie condizioni economiche agevolative che dovrebbero essere previste anche per il porto calabrese. Dal dibattito è emerso chiaramente come al fine di concretizzare questo ambizioso progetto potrebbe essere opportuna l’istituzione della Zona economica speciale (Zes), ossia di una zona di attività logistica allargata, dove esistano condizioni realmente incentivanti per investitori nazionali e stranieri. Una soluzione, questa, che oltre a rendere maggiormente competitivo il porto di Gioia Tauro nel bacino del Mediterraneo, sarebbe anche utile per rilanciare, in una porzione d’Italia, gli investimenti esteri di grandi gruppi internazionali che oggi sono poco presenti nel nostro Paese ma che tuttavia appaiono necessari per generare occupazione e sviluppo economico.

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