L’Unione fa la forza? La conferenza alla Camera

Fonte: Geopolitica Online, 18 aprile 2014. Resoconto di una conferenza con Daniele Scalea

 
L’Unione fa la forza? È questa la domanda che è stata oggetto di discussione venerdì 11 aprile nella Sala delle Colonne di Palazzo Marini, Camera dei Deputati.
L’Unione fa la forza? L’Europa Mediterranea nell’UE è stato infatti il primo incontro del ciclo “Mare Nostrum”, lanciato da IsAG come piattaforma di dialogo mediterraneo.

L’Onorevole Marta Grande, membro della Commissione Esteri, ha aperto i lavori della giornata, seguita dal dott. Tiberio Graziani, Presidente dell’IsAG, che ha inaugurato con questa conferenza il ciclo “Mare Nostrum” per il dialogo ecumenico nel Mediterraneo. Il dott. Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG e moderatore dell’incontro, ha poi sottolineato l’importanza di considerare il Mare Nostrum come un insieme di tutti i popoli del Mediterraneo, inteso non in senso strettamente geografico. Una prospettiva di ampio respiro, inclusiva e comprensiva. Di seguito un breve riassunto delle relazioni degli esperti che si sono succeduti al tavolo di discussione.

Il dott. Christian Atzen, funzionario del settore politico della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, è stato il primo a intervenire con una panoramica esplicativa delle misure prese dall’Unione Europea per superare la crisi economica, in particolare nei riguardi dei paesi mediterranei. Ha individuato due elementi principali nella strategia dell’UE: il primo, e più importante, riguarda interventi di governance economica, mentre il secondo è la creazione di una Unione bancaria che implementi meccanismi centralizzati di vigilanza per le banche, con la Banca Centrale eletta ad organo di vigilanza. Ha poi ricordato la priorità che l’Unione Europea assegna al lavoro e al sostegno dei giovani con il Fondo Sociale Europeo (con uno stanziamento di 70 miliardi di euro), il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, il programma Erasmus+ (15 miliardi di euro) e il nuovo programma a sostegno della ricerca e dell’innovazione Horizon 2020 (80 miliardi di euro). Senza dimenticare i 2,3 miliardi di euro del programma COSME a sostegno delle piccole e medie imprese per la crescita e l’occupazione in Europa e, non da ultimo, la centralità degli investimenti infrastrutturali. Ha concluso il suo intervento con un richiamo alla fiducia dei cittadini nell’Unione Europea e alla problematica dell’euroscetticismo che per ragioni opposte è diffuso sia nei paesi del nord Europa sia nei paesi mediterranei.

Ha poi preso la parola la dott.ssa Fabiana Urbani, Ricercatrice associata IsAG, che, partendo dagli anni Novanta e arrivando ai giorni nostri, ha parlato delle criticità che le economie dell’Europa del sud hanno dovuto affrontare e con cui si confrontano attualmente. Dalla storica divisione, già dagli anni Novanta, fra i paesi della Core Europe, contraddistinti da economie forti e conti in ordine, e i paesi mediterranei caratterizzati da problemi di debito pubblico e forte rigidità del mercato del lavoro, lo svantaggio competitivo dei paesi dell’Europa del sud è aumentato. Nel 2008 il pacchetto di misure denominato Austerity ha imposto tagli della spesa pubblica, ristrutturazione del debito, taglio del welfare e dei salari creando ancora maggiore insofferenza a Roma, Madrid e Atene, i Paesi che maggiormente hanno sentito gli effetti della crisi. Il ruolo della Germania, definita potenza egemonica ma riluttante, è fondamentale per capire la situazione attuale e la direzione da prendere per uscire dalla crisi nell’ottica delle responsabilità condivise. L’austerity non è la soluzione. Ripartire dal Mediterraneo, invece, letto come momento di opportunità e non solo di criticità. Riscoprire gli elementi di forza comuni, dal turismo al traffico marittimo, al fenomeno migratorio. Una rinnovata cooperazione con il Nord Africa, bacino di opportunità, dalle risorse umane al commercio allo sviluppo di energie alternative. Il ruolo dell’Italia in questo processo deve essere centrale, e sull’onda anche della strategia Europa 2020 per lo sviluppo di occupazione, energie pulite e istruzione, ritrovare quella centralità funzionale sia in un’ottica europea, sia strategica per la sua politica estera. L’inizio della presidenza italiana dell’UE nel luglio 2014, in successione alla Grecia, sarà fondamentale per riportare il Mediterraneo in Europa.

Il professor Enzo Rossi, Ordinario di Politica economica dell’Università Tor Vergata, ha analizzato le cause degli squilibri di partite correnti esistenti fra i paesi della Core Europe e i paesi della periferia mediterranea. In particolare nel suo discorso ha evidenziato che la risposta dei paesi del Sud alla crisi è stata troppo accademica. Gli shock di offerta non possono essere compensati con aggiustamenti dei salari, i quali, al contrario, hanno portato ad una riduzione della domanda interna. Riferendosi ad un rapporto del Fmi Rebalancing of the euro area, where do we stand and where to go? ha messo in evidenza i processi di redistribuzione del debito che sono sostanzialmente avvenuti nell’area Europa in questi anni. Il reversal che sembra essere iniziato è in realtà dovuto a fattori ciclici e non strutturali. Solo la Spagna ha, secondo il professor Rossi, avviato un reale cambiamento aumentando il suo export grazie ad aggiustamenti strutturali (in particolare una maggiore flessibilità del mercato del lavoro). Nel proporre la giusta ricetta di politica economica per uscire dalla crisi, il professore ha sottolineato l’importanza che la Core Europe investa di più in beni non commerciabili in modo da aumentano la sua domanda interna, la necessità di aumentare l’inflazione e il bisogno di un innalzamento dei salari. Alla base di tutto c’è però un problema politico e, in tal senso, sarà fondamentale un cambiamento di rotta della Germania e il ruolo della Banca Centrale nel trovare soluzioni che immettano direttamente soldi nell’economia.

Il professor Umberto Triulzi, Ordinario di Politica economica alla Sapienza, ha preso la parola ponendo la domanda centrale, titolo stesso della conferenza. «L’Unione fa la forza, ma l’unione di chi e per che cosa?» Nel rispondere a questo interrogativo ha messo in luce delle criticità insite nella stessa struttura dell’enione economica e monetaria dell’UE. L’euro ha una struttura incompleta e per rafforzare i suoi meccanismi di funzionamento è necessario intervenire su diverse variabili. Le proposte della Commissione europea in tal senso non mancano e sono divise in prospettive di breve, medio e lungo periodo. In particolare secondo il professore sarebbe fondamentale nel breve periodo ridare alla Bce la funzione di prestatore di ultima istanza, in modo da alleggerire i tassi di interesse e ridurre il costo di indebitamento dei paesi; allo stesso modo creare l’Unione bancaria. Sempre in quest’ottica, la creazione di un’Unione fiscale. In Europa esistono 18 regimi fiscali diversi ed è necessario rendere le condizioni più simili ed eque. Il tema della diseguaglianza, quindi, messo in luce anche dallo stesso Fmi che recentemente ha evidenziato come la diseguaglianza e gli squilibri siano nocivi per la stabilità dei mercati internazionali. Rispetto al Mediterraneo, quindi, bisogna lavorare in un’ottica inclusiva e propositiva, che aiuti i paesi del sud a crescere insieme all’Europa per creare un’Europa diversa. Sarà importante in particolare favorire gli scambi intra-area per esempio nel Nord Africa e non solo nord-sud con l’Europa. A questo riguardo sono strategici gli aiuti alle imprese in modo da sviluppare le eccellenze (per esempio l’artigianato) e diversificare la produzione di quei paesi che dipendono esclusivamente dalle risorse energetiche. Investire sulla formazione, quindi, sullo sviluppo e razionalizzazione dei trasporti, sul problema energetico (Europa 2020), sulla valorizzazione delle risorse turistiche e sul problema migratorio.

Il dott. Paolo Raimondi, editorialista di “Italia Oggi”, ha incentrato il suo intervento sulla necessità di creare un’Europa forte per una serie di considerazioni geopolitiche e geoeconomiche. Nell’interpretare una diffusa sensazione di negatività nei confronti dell’euro ha posto in primo piano che se mai l’euro dovesse venir meno ci si troverebbe in una crisi di dimensioni globali. In particolare, l’unico modo per superare il sistema del dollaro, è il rafforzamento dell’euro, unica àncora di qualsiasi cambiamento sostenuto da un’economia forte e sana. Fondamentali inoltre le questioni del credito e dello sviluppo. La creazione di una Banca del credito per il Mediterraneo sarebbe la soluzione al crescente bisogno di credito dei paesi del sud. Sovranità monetaria europea ed investimenti in particolar modo in progetti che finanzino infrastrutture sarebbero quindi le chiavi per uscire dalla crisi e dare nuovo slancio all’Europa.

Il professor Paolo Sellari, docente di geografica politico-economica e direttore del Master di II livello in Geopolitica e Sicurezza Globale della Sapienza e di IsAG, ha iniziato con una riflessione sul «Mediterraneo come esempio di geografia della complessità unico al mondo». Una complessità che va indagata a fondo per capire qual è il ruolo geopolitico del Mediterraneo, al giorno d’oggi forse non più soggetto geopolitico globale. Significativo il fatto che nonostante l’80% delle merci mondiali passi per il Mediterraneo, esso sia considerato un mare marginale. Area di frattura o di unione? Nell’ottica del settore dei trasporti il professore evidenzia come al momento il Nord Africa e i suoi porti siano considerati dei concorrenti dell’Europa del sud ma che ci sia la profonda necessità di dialogare proprio su questo punto. Dialogare per trasformare la competizione in cooperazione con lo sfruttamento di quello che già esiste. In particolare l’Italia ospita 150 porti e non necessita quindi investimenti che ne aumentino il numero ma che aiutino la loro messa in rete per aumentarne l’efficienza. Specializzazione e messa in rete dei porti del Mediterraneo per trasformare la competizione in complementarietà. Creare un baricentro logistico nel cosiddetto arco latino sulla base di questi principi servirebbe a recuperare lo svantaggio storico che il Mediterraneo ha nei confronti del Nord Europa. Scambi intra-regionali, sviluppo delle autostrade del mare e messa in relazione del Mediterraneo con il mare del Nord attraverso la realizzazione di infrastrutture strategiche (per es. il corridoio Genova-Rotterdam).

Il dott. Pietro Infante, Direttore del Forum “Per un nuovo Euro-Mediterraneo”, nel suo intervento ha sottolineato l’importanza dell’Unione Europea per i paesi della sponda sud del Mediterraneo e viceversa, per lo sviluppo di una rete euro-mediterranea dei trasporti sia in direzione sud-sud sia nord-sud ed energetica. L’aiuto nei processi di integrazione sovranazionale nel Mediterraneo nell’ottica di una armonizzazione legislativa e procedurale. Un rilancio dell’Europa che passa per il Mediterraneo. I paesi europei hanno bisogno del dinamismo demografico e dei mercati emergenti del sud e l’impegno politico dell’UE è fondamentale perché il futuro delle due sponde del Mediterraneo sia indissolubilmente legato. I mercati emergenti lontani dall’Europa rischiano di aumentare la marginalizzazione del Mediterraneo ed estrometterlo dallo sviluppo dell’economia mondiale. Capire il fenomeno migratorio e saperlo correttamente interpretare è una sfida che l’UE deve saper cogliere per dare la giusta risposta alle esigenze della popolazione della sponda sud del Mediterraneo, sempre più giovane e sempre più preparata. Fondamentali quindi, secondo il dott. Infante, il rilancio dell’Unione per il Mediterraneo, una complementarietà regionale più profonda, armonizzazione dei sistemi produttivi e investimenti nel capitale umano per la creazione di poli di competitività e di ricerca euro-mediterranea.

L’Onorevole Marta Grande ha chiuso i lavori con una riflessione sul ruolo delle rivolte arabe e la sfida che esse pongono all’UE, destabilizzazione da una parte e un gap da coprire dall’altra. Sottolineando il ruolo strategico dell’Italia sia dal punto di vista storico sia geografico di ponte fra Europa, Asia e Africa, ha messo in luce l’importanza della Politica Europea di Vicinato. Per concludere con la crucialità per l’Italia, emersa da tutti gli interventi dei relatori, di svolgere un nuovo ruolo a livello europeo per riportare in Europa i paesi mediterranei.

(Valeria Ruggiu)

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