Privatizzazioni: il gioco vale la candela?

Tratto da L’Huffington Post, 22 novembre 2013

 

Una settimana fa la Commissione Europea ha “bocciato” la Legge di Stabilità italiana, rifiutando al nostro paese l’accesso alla nuova clausola di flessibilità sugli investimenti. Quest’ultima prevede che i paesi il cui rapporto deficit/PIL sia al di sotto del 3%, possano temporaneamente deviare dall’obiettivo del pareggio di bilancio per effettuare investimenti cofinanziati dall’UE (purché si rimanga al di sotto della suddetta soglia del 3%).

Il Patto di Bilancio europeo, ratificato dal Parlamento italiano nel luglio 2012, impegna infatti il nostro paese a perseguire il pareggio di bilancio, ridurre il deficit pubblico allo 0,5% del PIL e far scendere il debito pubblico al di sotto del 60% entro un ventennio. La flessibilità sugli investimenti avrebbe garantito all’incirca 3 miliardi di euro (in parte fondi italiani e in parte fondi europei) da spendere in progetti d’interesse europeo.

Come reazione, il primo ministro Letta ha annunciato un piano di dismissioni di cespiti pubblici nell’ordine dei 10/12 miliardi di euro. Tali privatizzazioni erano state più volte anticipate dal ministro dell’Economia Saccomanni, il quale ha dichiarato che, grazie a questa ed altre misure, lo Stato italiano conta di poter ottenere un ripensamento dell’UE. A smorzare gli entusiasmi è però già intervenuto il portavoce del commissario Olli Rehn, secondo cui le misure sarebbero ancora insufficienti.

Si potrebbe ragionare se lo sblocco della clausola valga la perdita dei cespiti coinvolti nelle dismissioni. Ma se tale sblocco non avvenisse lo smacco sarebbe massimo, in quanto si vedono poche altre motivazioni valide per le privatizzazioni. Il primo ministro Letta ha dichiarato che metà degl’introiti servirà a ridurre il debito. La cifra è dunque di 5-6 miliardi, ma a fronte di un debito pubblico di 2.076 miliardi. Nel migliore dei casi, avremmo una riduzione dello 0,29%. Soprattutto, considerando che nei primi otto mesi di quest’anno il debito pubblico è cresciuto di oltre 70 miliardi, la cifra suddetta (pari a meno del 3% del disavanzo pubblico 2013) verrebbe neutralizzata nel giro di venti giorni.

L’altra metà d’introiti (5-6 miliardi) dovrebbe andare alla Cassa Depositi e Prestiti. Essa perderà però, secondo le prime indiscrezioni, il 40% di Fincantieri (che ha un patrimonio netto di poco meno di un miliardo, ordini in portafoglio per quasi 8 miliardi e un risultato operativo netto nel primo semestre 2013 di 101 milioni), il 60% di SACE (patrimonio netto d’oltre 6 miliardi) e il 50% di CdP Reti (che controlla SNAM, società che nel 2012 ha avuto un risultato operativo d’oltre 2 miliardi). La CdP avrà dunque liquidità aggiuntiva da spendere sul momento, ma perderà cespiti di considerevole valore finanziario ed enorme valore strategico.

È sul valore strategico delle dismissioni (anche quelle non legate a CdP) che possiamo soffermarci brevemente. Fincantieri produce navi da crociera, traghetti ma anche navi militari: la portaerei leggera Garibaldi, il sottomarino Scirè, la nave da sbarco San Giusto, il cacciatorpediniere Andrea Doria (per fare i nomi più celebri) sono tutti prodotti dei cantieri della società triestina. SACE assicura gl’investimenti italiani all’estero. SNAM ha in mano metanodotti e rigassificatori italiani. ENI è un colosso dell’energia di rilievo mondiale. ENAV fornisce i servizi del traffico aereo in Italia. Il gasdotto TAG (anch’esso di CdP) è un’iniziativa italo-austriaca che porta il gas russo nei due paesi.

Sono ormai alcuni decenni che in Italia è forte e popolare la tentazione di rispondere a ogni problema economico e finanziario con le privatizzazioni/dismissioni di cespiti pubblici. L’ingloriosa fine di molte ex aziende pubbliche privatizzate nei primi anni ’90, o la disastrosa crisi del 2008, hanno ormai offuscato il dogma che vuole il privato come intrinsecamente superiore al pubblico. Ma all’ideologia si sta sempre più sostituendo la costrizione esterna, da parte di chi usa il debito statale italiano come grimaldello per forzare la cassa che contiene i fatidici “gioielli di famiglia”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...