Che cos’è la Geopolitica? Se ne è discusso in Campidoglio

Tratto da Geopolitica Online, 13 febbraio 2013. Resoconto di una conferenza con Daniele Scalea

 

Nel pomeriggio di martedì 12 febbraio il Palazzo Senatorio di Roma, in Piazza del Campidoglio, ha ospitato la conferenza dell’IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie) in collaborazione con Roma Capitale Geopolitica: che cos’è e a cosa serve. Occasione la presentazione del numero 3 di Geopolitica, intitolato Che cos’è la Geopolitica?; teatro la Sala del Carroccio, che ospita l’iscrizione commemorativa del dono compiuto dall’Imperatore Federico II a Roma dopo la Battaglia di Cortenuova.

La conferenza, moderata da Giacomo Guarini (direttore amministrativo dell’IsAG), è stata aperta da Daniele Scalea, direttore generale dell’IsAG e condirettore di Geopolitica, il quale ha riassunto i contenuti del numero 3 della rivista.

Intervento di Daniele Scalea

“Geopolitica” è un termine che, dopo meno di mezzo secolo d’oblio, è tornato prepotentemente alla ribalta: con la sua diffusione, ha finito però per essere abusato e banalizzato. Da ciò – spiega il condirettore Scalea – è derivata l’esigenza di questo numero della rivista dell’IsAG, che spiegasse cos’è la geopolitica, aiutasse a chiarirne definizione e metodo.
Che cos’è la Geopolitica? si apre così con una lunga serie d’interventi di natura teorica, aperti dall’editoriale del direttore Tiberio Graziani, il quale nota come al successo mediatico della disciplina abbia fatto da contraltare una carenza di riflessioni teoriche, probabilmente anche per il suo peculiare approccio tendente all’operativo.
il geopolitologo francese Aymeric Chauprade, nel suo contributo al numero 3, definisce la Geopolitica come la scienza che studia le relazioni politiche tra poteri statali, intra-statali e trans-statali a partire da criteri geografici (non solo fisici, ma anche identitari e delle risorse). Il termine è stato però assorbito dal mainstream e banalizzato in una “geopolitica” fatta dai giornalisti che parlano di politica internazionale.
Philip Kelly, della Emporia State University”, afferma che la Geopolitica (intesa come studio dell’impatto di certe caratteristiche geografiche sul comportamento degli Stati) richiede un modello che raccolga teorie e concetti. Nel suo articolo per Geopolitica, ne individua ed elenca 43, ma si tratta d’un risultato parziale d’una ricerca ancora in corso.
Emidio Diodato (Università per Stranieri di Perugia) ritiene che la Geopolitica sia un paradigma delle Relazioni internazionali che si distingue per l’impostazione globale e per l’attenzione verso i processi di controllo e gestione dello spazio.
Matteo Marconi (Università di Roma Sapienza) scrive nel suo contributo che la Geopolitica, per essere scientifica, deve riscoprire le proprie origini, e dunque la sua natura di critica della frammentazione del sapere e della separazione tra scienza e politica.
François Thual, decano della geopolitica realista francese, definisce la disciplina come lo studio del perché gli uomini fanno la guerra. Egli individua tre ordini di motivi: potenza, scarsità di risorse, identità. A suo avviso la Geopolitica s’oppone all’ideologia perché non privilegia un unico fattore. Tuttavia la Geopolitica si limita a spiegare, ma non può né prevedere né raccomandare.
Infine il Generale Carlo Jean, autore della voce “Geopolitica” nell’Enciclopedia Treccani, afferma ch’essa si tratta d’un metodo di ragionamento per individuare scenari d’evoluzione, interessi nazionali, e politiche estere più adatte a perseguire gl’interessi nazionali. Non si tratta d’una scienza ma di un insieme di discipline.
A questi contributi di natura teorica ne seguono alcuni di tenore più storiografico. Geoffrey Sloan si occupa di Halford J. Mackinder, illustrandone la teoria del Heartland e come avesse tentato di metterla in pratica nell’unico suo incarico ufficiale di rilievo all’estero, ossia quello di commissario britannico per la Russia Meridionale durante la guerra civile. Robert Steuckers tratta di Karl Haushofer, in particolare delle sue prime teorie di natura rivoluzionaria e russofila. Dario Citati scrive di un autore meno noto, e neppure geopolitologo, quale Lev Gumilëv, che ha però avuto un enorme impatto sulle successive speculazioni geopolitiche russe. A suo avviso la ricezione di Gumilëv è stata estremamente differenziata e sottoposta a una certa rielaborazione da parte di tutti i suoi autoproclamatisi discepoli. Mehdi Lazar scrive che la Geopolitica, essendo lo studio degli antagonismi tra poteri per l’influenza su territori, è antica, e già nella Grecia classica si ritrovano illustri pensatori a riflettere su questo tema. Anche Vladislav Gulevič sostiene che la Geopolitica esiste, oggettivamente, da quando ci sono relazioni fra popoli e Stati, sebbene una coscienza geopolitica sia fenomeno moderno.
Infine, alcuni articoli che approfondiscono specifici temi chiudono la parte monografica del volume. Aleksej Černišov scrive che, occupandosi la Geopolitica dei processi di lunga durata, non può ignorare la maggiore contraddizione dell’epoca attuale, ossia quella tra la scarsità delle risorse e la diffusione di stili di vita insostenibili. Vladimir Dergačëv espone la sua teoria dei Grandi Spazi multidimensionali, che estende una categoria classica della Geopolitica includendo gli spazi identitati, economici, sociali ecc. oltre a quelli geografici. Ernst Kočetov indica nella Geoeconomia un’alternativa umanista e pacifista alla Geopolitica. Infine, Alessio Stilo prova ad applicare la dicotomia Terra-Mare, tipica della Geopolitica classica, ai giorni nostri.

Intervento di Matteo Marconi

Ha quindi preso la parola Matteo Marconi, docente di Geografia politica all’Università Sapienza di Roma e direttore del programma di ricerca “Teoria geopolitica” all’IsAG. Secondo il dottor Marconi il problema della Geopolitica è che attualmente manca di scientificità, non avendo un metodo proprio. Tre sono le visioni prevalenti sull’essenza della Geopolitica: che produca scenari sull’evoluzione di determinate aree e situazioni (e sia dunque preminentemente predittiva), che esprima gl’interessi nazionali e infine che coniughi questi ultimi coi mezzi migliori per realizzarli (e sarebbe perciò analitica). Il geopolitico sarebbe dunque non uno studioso ma un analista, un tecnico che indica come realizzare le politiche scelte nella maniera più efficiente possibile. Dal momento che le politiche verrebbero scelte da altri, non vi sarebbe alcun legame con la politica se non di dipendenza. Al contrario, se si accetta che la Geopolitica definisce gl’interessi nazionali, allora risulterebbe troppo commista alla politica per essere scienza in senso galileiano-cartesiano. In ciò, afferma Marconi, è corretta la Geopolitica critica secondo cui ogni descrizione della realtà ha in sé un giudizio di valore, e perciò non esisterebbe una scienza oggettiva, ma sarebbe il contesto a determinare ciò che siamo e pensiamo. Negli USA, dove prevale il decostruzionismo, non si fanno più ricerche sulle cause e gli effetti.
Tuttavia, se non esiste analisi senza giudizio, essendo il giudizio regno della politica e l’analisi regno della scienza, bisognerà concludere che non esiste distinzione tra scienza e politica. Allora alla Geopolitica sarebbe lecito occuparsi dell’interesse nazionale, premesso che vi sia coscienza che così facendo entra nella sfera della decisione. E ciò pone un nuovo dilemma: come si decide. Thual, nel suo contributo al numero 3 della rivista dell’IsAG, definisce la Geopolitica una «fenomenologia del Male», in cui non si può mettere solo la testa ma anche lo stomaco: non si può insomma restare indifferenti al dolore umano. L’analisi non risponde a questo dolore.
Dunque, la Geopolitica non è scienza nel senso galileiano-cartesiano del termine, ma questa struttura è crollata irreparabilmente e non ha più senso farvi riferimento. La Geopolitica non può fare previsioni, perché questo rimanda alla nozione moderna di scienza, fondata sul meccanicismo causa-effetto. E anche qualora fosse possibile individuare tutte le cause, manca sempre un elemento fondamentale: l’intenzione dell’attore.
Matteo Marconi ha espresso anche quelli che a suo avviso sono i limiti dell’approccio realista: individuare nello Stato la struttura basilare della politica, credere che lo Stato segua la politica di potenza, e di conseguenza descrivere lo Stato come dotato di coscienza propria e consapevolezza. Il relatore ha pure contestato la popolare idea che la Geopolitica sia disciplina di sintesi: in tal caso si limiterebbe a riprendere saperi altrui ma senza la metodologia, nessun criterio di scientificità. Il dottor Marconi ha infine ricordato che l’approccio globale riconduce la Geopolitica alle uniche due discipline il cui campo non è ben definito: la Geografia e la Filosofia. Dunque dal legame con queste due materie affini la Geopolitica può partire per guadagnare la sua dignità scientifica.

Intervento di Franco Fatigati

Franco Fatigati, cultore di Geografia e docente nel laboratorio di Geopolitica della Facoltà di Lettere e nel Master di Geopolitica dell’Università Sapienza di Roma, si è complimentato con l’IsAG per la scelta di chiedersi cosa sia la Geopolitica, quanto mai opportuna dal momento che se ne parla spesso a proposito. Il termine, coniato da Kjellen circa un secolo fa, è stato in seguito e a lungo interdetto perché ricollegato al nazismo, quindi risorto negli anni ’70 grazie al francese Yves Lacoste e oggi assai diffuso e abusato.
La Geopolitica, ad avviso del dottor Fatigati, ha il compito di proporre scenari secondo delle indicazioni di fondo. La Geopolitica è visione, che è politica; e la politica è sogno. Non può essere irregimentata in una scienza. Ha però bisogno di supporto, e Franco Fatigati si è augurato si possa seguire la strada operativa tracciata da Kelly e Marconi nei rispetti contributi al numero 3 di Geopolitica: ossia mettere assieme situazioni, ambiti e definizioni. Più definizioni e non una sola, in quanto troppi sono i fattori, gli attori e le scienze. Chi si occupa di Geopolitica deve individuare un modello per evitare gli abusi: fondamentale è lo studio di fatti storici e sociologici in un dato territorio. Comunque la Geopolitica è euristica, ricerca continua, e non può essere definita.

Una parte del pubblico in sala

Assenti per impegni di natura istituzionale gli altri relatori annunciati, la conferenza ha comunque proseguito a lungo grazie al dibattito tra i relatori presenti, e tra questi e il pubblico. In particolare, Scalea ha discusso con Marconi sulle possibilità di uscita dall’impasse concettuale creata dal decostruzionismo postmoderno, mentre dal pubblico è intervenuta Sandra Ponce, ministro consigliere dell’Ambasciata dell’Honduras, la quale ha chiesto l’opinione dei relatori sulla sottrazione di risorse del Sud da parte del Nord del mondo.
L’IsAG esprime la sua soddisfazione per la riuscita conferenza, grazie anche all’ospitalità e collaborazione di Roma Capitale, e si ripropone di portare ancora quest’importante tema all’attenzione del pubblico con nuovi eventi e prodotti editoriali.

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