America Latina: tentativi di unità. Cronaca della conferenza alla Camera

Tratto da Geopolitica Online, 21 gennaio 2013. Resoconto di una conferenza con Daniele Scalea

La Sala delle Colonne di Palazzo Marini, complesso della Camera dei Deputati a Roma, è stato teatro, la mattina di lunedì 21 gennaio, della conferenza America Latina: tentativi di unità, omonima del prossimo numero di Geopolitica. A organizzare è stato proprio l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), col patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero dello Sviluppo Economico, di ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Media partner dell’evento Il Sole 24 Ore. Ospiti d’eccezione gli Ambasciatori di Argentina e Venezuela, oltre a funzionari ed esperti italiani.

Tiberio Graziani apre i lavori

Tiberio Graziani, presidente dell’IsAG e direttore di Geopolitica, nell’aprire i lavori ha dato lettura anche al messaggio del Ministro Consigliere Tarcisio Costa, incaricato d’affari della Repubblica Federativa di Brasile in Italia, che non ha potuto prendere parte all’evento a causa d’impegni istituzionali (impegni legati al suo ruolo hanno impedito la presenza anche dell’On. Fabio Porta, che avrebbe fatto gli onori di casa per conto della Camera dei Deputati). Il ministro consigliere nel suo messaggio ha ricordato che l’odierna iniziativa dell’IsAG «si somma all’impegno che codesto importante istituto svolge nello studio dell’America Latina in Italia», ricordando la collaborazione continua con l’Ambasciata brasiliana stessa, che l’anno scorso portò a realizzare una conferenza presso Palazzo Pamphilj. L’incaricato d’affari brasiliano ha sottolineato le affinità culturali tra Italia e America Latina, il potenziale economico ancora inespresso, e l’importanza di trovare una sintonia tramite il dialogo: «Ed è esattamente un “dialogo” quello che l’IsAG permette con eventi come questo».

Simona Bottoni presiede il primo panel

Si è quindi aperto il primo panel, intitolato Il processo d’integrazione latino-americano: stato, significato, prospettive, e, come spiegato dalla moderatrice Simona Bottoni, teso a fare il punto sui progressi rilevanti dell’America Latina negli ultimi anni (consolidamento della democrazia, crescita del PIL, aumento degli scambi), alla base della rinnovata volontà d’integrazione regionale concretatasi sia nel rafforzamento di vecchie organizzazioni (Mercosur), sia nella creazione di nuove (UNASUR, CELAC, ALBA).
Assente, tra i relatori annunciati di questo panel, S.E. Gustavo A. Alvarez Goyoaga, ambasciatore della Repubblica Orientale dell’Uruguay, il quale ha comunque inviato un breve messaggio nel quale ha descritto come pilastri basilari della politica estera di Montevideo diritti umani, autodeterminazione, non ingerenza, rispetto dell’ambiente e integrazione. Benché l’Uruguay assegni importanza massima al Mercosur, scrive l’Ambasciatore, la CELAC (Comunità degli Stati Latino-Americani e Caraibici) «non serve a sommare popoli, ma a riunire latinoamericani e caraibici attorno a principi, valori e ideali per stimolare il progresso, la prosperità e la competitività della regione».

Intervento dell'Ambasciatore Di Tella

Il primo intervento è stato quello di S.E. Torcuato Salvador Francisco Nicolas di Tella, ambasciatore della Repubblica Argentina. S.E. Di Tella ha affermato che la vecchia rivalità tra Argentina e Brasile è ormai totalmente sparita, e ha ricordato gli sforzi per l’unificazione cominciati con l’ABC (Argentina-Brasile-Cile) e proseguiti col Mercosur. L’ingresso del Venezuela ha dato a quest’ultima organizzazione un senso più egemonico, secondo le parole dell’Ambasciatore. Il rappresentante argentino ha spiegato la maggior lentezza dell’integrazione latinoamericana rispetto a quella europea col fatto che al suo continente mancano alcuni milioni di morti, che hanno creato l’urgenza d’unificazione del nostro. Se il Mercosur è un’organizzazione principalmente economica, l’UNASUR è precipuamente politica. Giungendo invece a parlare del rapporto tra l’Europa Meridionale e l’America Latina, l’Ambasciatore argentino l’ha paragonato a quello tra Gran Bretagna e USA. Visti i tanti legami storici e culturali, è uno scandalo, secondo S.E. Di Tella, la scarsa interazione presente. L’ultima osservazione del relatore è stata sulla necessità di promuovere convergenze anche tra i partiti latinoamericani ed europei più simili da loro, così da aumentare la conoscenza e comprensione reciproca.

Intervento dell'Ambasciatore Diaz

Ha quindi preso la parola S.E. Julian Isaias Rodriguez Diaz, ambasciatore della Repubblica Bolivariana di Venezuela, che ha fatto notare come i 550 milioni di latinoamericani condividano una lingua iberica (spagnolo o portoghese) e una religione sincretica animista-cattolica di matrice latino-africana. Secondo Bolivar, l’integrazione dell’America Latina è una tappa storica che riguarda l’intera umanità, in quanto si tratta di un nuovo mondo né indigeno né europeo. Al discorso di Bolivar sono state formulate delle risposte storiche, tra cui il Mercosur, che rappresenta la quinta economia del mondo, e l’ALBA, ch’è invece un’integrazione culturale e politica (diversa dunque da quella commerciale dell’Europa) che segue fedelmente i principi del Libertador: riunificare la grande famiglia latinoamericana unita spiritualmente.

Intervento del Generale Lombardi

L’intervento successivo, del Generale Francesco Lombardi vice-direttore del Centro Militare di Studi Strategici (Ce.Mi.S.S.) del Ministero della Difesa, è stato incentrato sul Consiglio di Difesa Sudamericano (CDS), uno dei consigli tematici all’interno dell’UNASUR. Si tratta, ad avviso del Generale, di un utile riferimento per tastare il polso al processo d’integrazione, in quanto è più facile trovare accordi commerciali che sulla sicurezza. Nello statuto del CDS non si fa alcun accenno ad alleanze o mutua difesa, sicché è errata l’idea di chi vi vede una “NATO sudamericana”. Il suo obiettivo è sì l’integrazione dei sistemi difensivi, ma in maniera progressiva; per ora opera come scambio d’informazioni e individuazione d’aree d’intervento congiunto. Quindi, nella costruzione di posizioni comuni verso l’esterno. La nascita dell’UNASUR, ha notato il vice-direttore del Ce.Mi.S.S., è concomitante a una fase di grande incremento delle spese militari nella regione, grazie anche alla congiuntura economica positiva. I paesi più grandi richiedono un riconoscimento del loro peso nei consessi internazionali. Sotto Lula il Brasile ha avviato una modernizzazione degli armamenti, con riposizionamento delle forze e costruzione di basi navali. L’Argentina ha aumentato la sua dotazione di carri armati ed elicotteri e mira anche a due sottomarini nucleari. Il Venezuela, oltre a rafforzare se stesso, ha ceduto aerei a reazione all’Ecuador. Da qui la necessità di regolare questo processo di potenziamento militare dei paesi sudamericani tramite un foro multilaterale.

Il pubblico in sala

Numerose le domande del pubblico rivolte ai relatori del primo panel. Si sono toccati temi come il ruolo delle donne in America Latina, la School of Americas, gli scopi pacifici dell’applicazione delle conoscenze scientifiche dell’Argentina, la famiglia latinoamericana.

Il secondo panel

Il secondo panel, intitolato L’“altra” relazione transatlantica: l’Italia e l’America Latina tra politica, cultura ed economia, è stato moderato da Enrico Verga. Purtroppo assente per problemi di salute il rappresentante del Ministero degli Affari Esteri, il Consigliere d’Ambasciata Francesco Trifone, ospite abituale degli eventi dell’IsAG dedicati all’America Latina.

Intervento di Benedetto Licata

Benedetto Licata, dirigente della Divisione America Latina del Ministero dello Sviluppo Economico, ha ricordato che quel continente, malgrado alcune zone d’ombra (sociale, ambiente, distribuzione del reddito), è molto promettente: la stima di crescita del PIL per il 2013 e il 2014 è del 3,9%, da gennaio a ottobre 2012 l’interscambio con l’Italia è stato di 21 miliardi. L’export italiano nello stesso periodo è ammontato a 12 miliardi, focalizzato su Brasile, Messico, Venezuela e Argentina; l’import pari a 8 miliardi ha riguardato principalmente Brasile, Cile, Messico e Argentina. L’esportazione privilegia macchinari e automezzi, l’importazione minerali, prodotti agricoli, carta e oli. Il partenariato bilaterale UE-America Latina, coi vertici biennali dal 2009, prevede la cooperazione per contrastare la crisi finanziaria e promuovere l’integrazione regionale. Negli anni ’90 l’UE strinse accordi con singoli Stati latinoamericani (Messico, Stati del Cono Sud) che prevedevano standard comuni per investimenti, appalti, proprietà intellettuale. Dal 2010 sono cominciati gli accordi tra l’UE e gruppi di paesi latinoamericani (Cariforum, Perù+Colombia) che prevedono regole da mercato comune. L’accordo UE-Mercosur, che riguarderebbe 800 milioni di persone, è in itinere: i negoziati sono ripresi nel 2010 dopo sei anni di stallo, provocati principalmente dal capitolo agricoltura. Le politiche industriali dei paesi latinoamericani aprono nuovi spiragli.

Intervento di F.G. Leone

Successivamente è intervenuto Francesco G. Leone, direttore del programma di ricerca “America Latina” dell’IsAG. Leone ha lamentato come, malgrado i legami culturali profondi, quelli economici siano deboli: l’Italia è solo il nono mercato per l’America Latina, che pesa per appena il 2% nell’interscambio con l’estero dell’Italia. Il sistema Italia dovrebbe sfruttare i punti di forza del nostro paese: la qualità dei prodotti e la fortissima analogia coi sistemi giuridici latinoamericani (Bolivia e Perù hanno modellato i propri codici civili proprio su quello italiano). Ciò significa che, una volta entrati nei mercati creando delle imprese, gli operatori italiani potrebbero rimanervi con relativa facilità grazie agli strumenti giuridici familiari.

M. Ricceri, D. Scalea e E. Verga

Marco Ricceri, segretario generale dell’Eurispes, ha focalizzato il suo intervento su fattori di analisi spesso trascurati: le radici storiche e i movimenti socio-politici. Di fronte ai rapidi cambiamenti dell’ultimo decennio tutti gl’istituti d’analisi hanno sbagliato le previsioni (il fattore religioso è stato preso in considerazione solo dopo il 9/11, nessuno ha previsto la crisi del 2008, nessuno ha previsto la “Primavera araba”). Il processo di globalizzazione, ha argomentato Ricceri, è in evoluzione, con più poli, e non è ordine ma disordine in cui alcuni guadagnano ed altri perdono. In esso viene alla luce la contraddizione tra le istituzioni, legate agl’interessi del territorio, e i soggetti economici e sociali che si spostano dove più conviene loro.

L’ultimo intervento è stato quello di Daniele Scalea, segretario scientifico dell’IsAG e condirettore di Geopolitica, riguardante le comunità italiane all’estero. Lo storico Richard Bosworth sosteneva che il popolo italiano condusse una sua politica estera, indipendente da quella statale, tramite l’emigrazione, che avrebbe potuto dare al paese una potenza più duratura di quella dei paesi coloniali. L’emigrazione italiana, ha argomentato Scalea, inizialmente diffondeva pregiudizi e ostilità, ma successivamente creava comunità d’oriundi integrate nella società ospite, in grado d’influenzarne la politica in senso filo-italiano, che diffondevano la cultura nazionale e praticavano i cosiddetti “acquisti della memoria”. Il condirettore di Geopolitica ha ripercorso le politiche dello Stato italiano nei confronti degli emigrati. Recentemente v’è stato un rinnovato interesse, ma focalizzato sugli italiani all’estero anziché sugli oriundi, che pure sono molti di più, soprattutto in America Latina. Scalea ha dunque invitato a riflettere sul possibile ruolo che gli oriundi possono avere nella politica estera italiana, sulla loro residua coscienza d’italianità.

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