A proposito dei terroristi sui barconi

Fonte: L’Huffington Post

 

Il recente allarme lanciato da Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, ha ravvivato la discussione circa la possibilità che terroristi islamici giungano in Europa a bordo dei barconi dei migranti.

Non è certo il primo allarme in tal senso. In passato ne sono giunti d’analoghi da parte di personalità come Philip Breedlove, il generale allora a capo delle forze Nato in Europa, o come Michéle Coninsx, presidente di Eurojust, oltre a una pluralità di funzionari egiziani e libici.

Quando la domanda se i terroristi giungano sui barconi è posta ad addetti ai lavori ed esperti, la risposta è invariabilmente: “no”. Usualmente i terroristi si muovono con mezzi ordinari, come aerei di linea, e non clandestinamente; ma usualmente non è sempre. Questa è la ragione per cui, sebbene “no” sia risposta più corretta di “sì”, alla fine risulta anch’essa sbagliata. La realtà è troppo complessa per imbrigliarla in un monosillabo, ma simile risposta è probabilmente motivata dal desiderio di prendere una posizione politica sull’immigrazione anziché una tecnica sulla sicurezza.

Vi sono infatti casi di terroristi giunti in Europa sui barconi dei migranti. Il più celebre è quello di Osama Krayem e Ahmed al-Mohammed, che presero parte agli attacchi di Bruxelles e Parigi dopo essere sbarcati nell’isola greca di Leros da un barcone di migranti, e registrati dalle autorità elleniche come profughi richiedenti asilo.

Anche i recenti attentatori di Wurzburg e Amburgo erano giunti in Europa su un barcone, ma tutto lascia supporre che non fossero all’epoca membri di Daesh e che i loro gesti successivi siano stati espressione volontaristica di adesione all’appello del Califfo.

Si tratta di casi che riguardano la rotta balcanica, e non sorprendentemente: isole come Leros, Kalimnos e Kos sono a pochi chilometri dalla costa turca e perciò il viaggio è poco rischioso. Nel primo semestre di quest’anno la mortalità è stata pari a circa lo 0,2%. Essa è maggiore nel più lungo tragitto verso l’Italia lungo il Mediterraneo Centrale, dove arriva al 4,4%, malgrado gl’ingenti sforzi della Marina italiana per diminuire le morti in mare. Anche per la nostra Penisola, tuttavia, abbiamo almeno un caso di terrorista giunto su un barcone coi migranti.

Il 4 ottobre 2015 arrivò in Sicilia, in mezzo ad altre duecento persone prelevate da un barcone a opera della nostra Marina, un richiedente asilo di nome Mohamed Ben Sar. In realtà si trattava di Mehdi Ben Nasr, tunisino, già arrestato in Italia nel 2007 perché inserito in una rete di al-Qaida ramificata in Regno Unito, Francia e Portogallo. Condannato a sette anni di carcere, dopo aver scontato la pena era stato deportato in Tunisia nel 2014. Tre giorni dopo il suo ritorno in Sicilia è stato arrestato, col sospetto che fosse un trafficante di migranti, riconosciuto come il terrorista già noto e rimandato in Tunisia.

Proprio nei giorni scorsi, le autorità tunisine hanno arrestato un altro uomo, ricercato per terrorismo in Italia, che stava cercando di raggiungere il nostro paese imbarcandosi clandestinamente assieme ad altre cinque persone. Si può considerarlo il secondo caso provato riguardante la rotta italiana.

I viaggi con mezzi ordinari, soprattutto gli aerei di linea, rimangono di gran lunga la prima scelta per i terroristi che vogliono viaggiare da e per l’Europa. Ciò richiede tuttavia documenti in regola (un passaporto europeo o un visto), eventualmente anche contraffatti, ed espone a qualche controllo in più (sebbene in Europa continuino ad essere più blandi che negli Usa). Nelle occasioni in cui i terroristi sospettino di essere ricercati, abbiano il timore di essere riconosciuti, o in ogni caso vogliano sfruttare canali più opachi e meno tracciabili, possono optare per mezzi alternativi, tra cui anche i barconi: non va dimenticato che in Italia, come rilevato dalla Commissione Europea a fine 2015, a un terzo dei clandestini non vengono prese le impronte, e ad un altro 33% prese ma non inviate alla banca dati europea.

Ovviamente i terroristi rimangono poche gocce nel mare degli immigrati genuini e non malintenzionati. Tuttavia, ciascuna di queste gocce può uccidere decine di persone innocenti, come hanno fatto Krayem e al-Mohammad a Bruxelles e a Parigi. Motivo per cui sarebbe scriteriato ignorare il pericolo per partito preso.

The Saudi candidate? La relazione (molto) speciale di Hillary Clinton con Riyad

Fonte: Sputnik Italia

 

Nel 1959 Richard Condon, nel suo romanzo The Manchurian Candidate, s’immaginava una cospirazione comunista per conquistare la Casa Bianca, incentrata sul lavaggio del cervello effettuato a un plotone di soldati americani catturati in Corea.

Quando il Senatore John McCain, veterano di guerra e per oltre cinque anni prigioniero dei Nordvietnamiti, cercò di scalare la Presidenza, si vide rivolgere da qualche fantasioso detrattore l’accusa d’essere un manchurian candidate programmato dai suoi vecchi carcerieri per prendere il potere negli Usa e servire il comunismo.

In realtà, ci sono modi meno estremi con cui è possibile, per le potenze straniere, cercare d’influenzare un uomo di potere statunitense: il principale è il più ovvio nella roccaforte del capitalismo, ossia il danaro. La legge proibisce ai cittadini stranieri di contribuire alle campagne elettorali statunitensi, ma vi sono altri canali attraverso cui è possibile far pervenire il proprio supporto, non solo morale, a un candidato. Ad esempio, donazioni a fondazioni collegate. Così Hillary Clinton, candidata e grande favorita per la conquista della presidenza alle elezioni di novembre, è stata attaccata da Donald Trump in merito al denaro ricevuto dalla Clinton Foundation da parte dell’Arabia Saudita.

La Clinton Foundation è un’organizzazione caritatevole fondata nel 1997 dall’allora Presidente Bill Clinton, inizialmente con un obiettivo assai limitato (creare una biblioteca a suo nome in Arkansas). Oggi la fondazione ha un bilancio annuale da centinaia di milioni di dollari e dà lavoro a oltre duemila persone (tra queste, e in posizione apicale, anche Chelsea Clinton, figlia di Bill e Hillary). Il fatto che si tratti dell’organizzazione del marito e in cui lavora la figlia, coinvolge già a sufficienza l’attuale candidata alla presidenza: se ciò non bastasse, dal 2013 al 2015 essa ha portato il nome di “Bill, Hillary & Chelsea Clinton Foundation” e, nello stesso periodo, la signora Clinton ha servito nel consiglio d’amministrazione.

Nei giorni scorsi, Judicial Watch ha pubblicato alcune e-mail scambiate tra lo staff dell’allora Segretaria di Stato e Doug Band, funzionario della Clinton Foundation, in cui quest’ultimo cercava d’ottenere dai primi alcuni favori. Tra le altre cose, un contatto interno al Dipartimento di Stato per Gilbert Chagoury, miliardario libanese-nigeriano che ha generosamente finanziato la Clinton Foundation e in precedenza (tramite una ONG terza per aggirare il divieto imposto ai cittadini stranieri) la campagna elettorale di Bill Clinton. Chagoury è stato condannato in Svizzera per riciclaggio ed è intimo amico del padre (banchiere) di Umar Farouk Abdulmutallab, terrorista di al-Qaida che nel 2009 cercò di far esplodere un aereo in volo.

Sebbene la Fondazione non sia legalmente costretta a dichiarare i propri finanziatori, quando Hillary assunse la carica governativa nel 2008 si accordò con Obama per renderli parzialmente pubblici. Grazie alla lista presente nel sito della Fondazione, sappiamo che il Regno dell’Arabia Saudita ha donato una cifra compresa tra 10 e 25 milioni di dollari. Malgrado la Clinton Foundation abbia sicuramente ricevuto donazioni di Stati esteri (tra cui Algeria, Kuwait, Oman e Qatar) mentre Hillary era al Dipartimento di Stato, pare che i Sauditi abbiano effettuato le donazioni prima e dopo, non durante il suo incarico di governo. Ma ciò significa che hanno finanziato la Fondazione anche mentre la Clinton era nel direttivo.

Scorrendo ancora la lista dei finanziatori, nella categoria dei contributori tra 5 e 10 milioni di dollari si trova il miliardario saudita Mohammed Hussein al-Amoudi. Noto filantropo, alcune delle donazioni ad altre entità gli hanno creato imbarazzo: è il caso dei $ 300.000 destinati alla Islamic Assembly of North America (IANA), divenuti oggetto di un’indagine del FBI quando la IANA è stata accusata di estremismo ideologico e contiguità col jihadismo. Un cugino di Mohammed al-Amoudi, Abdur Rahman al-Amoudi, è stato condannato negli Usa a 23 anni di prigione per terrorismo.

Tra i donatori alla Clinton Foundation con contributi compresi tra 1 e 5 milioni di dollari troviamo altri due uomini d’affari sauditi, Nasser al-Rashid e Walid Juffali, un miliardario e politico libanese ma con forti legami con l’Arabia Saudita, Issam Fares, e l’organizzazione no-profit “Friends of Saudi Arabia“.

I legami tra Hillary Clinton e Arabia Saudita non si fermano ai generosi finanziamenti alla Fondazione di famiglia, ma riguardano anche il suo braccio destro. La vice-presidente dell’attuale campagna presidenziale, nonché vice-capo di Gabinetto quando Hillary Clinton era Segretaria di Stato, impiegata della Clinton Foundation e della Teneo Holdings del già citato Doug Band, è Huma Abedin, nata in Michigan da padre indiano e madre pakistana. Nel 1978 il padre Syed Abedin ha fondato l’Institute for Muslim Minority Affairs, con sede a Londra, oggi diretto dalla madre Saleha, mentre il fratello Hassan e la sorella Heba vi collaborano come redattori della rivista; la stessa Huma vi ha lavorato per dodici anni.

L’istituto degli Abedin appare collocato presso gli uffici della Muslim World League, una ONG saudita finanziata dal Governo di Ryad. A sostenere Syed Abedin nella fondazione dell’Istituto fu Abdullah Omar Nasseef, saudita vicino alla Casa reale, che della Muslim World League era allora segretario generale. La saudita Muslim World League è stata accusata di diffondere messaggi radicali e finanziare gruppi terroristi.

Forse non casualmente l’amministrazione di cui Hillary Clinton è stata, per quattro anni (dal gennaio 2009 al febbraio 2013), capo della diplomazia, ha avuto rapporti speciali con Riyad: Barack Obama è il presidente americano che, nella storia, ha venduto più armi all’Arabia Saudita (per oltre 110 miliardi di dollari), il paese mediorientale cui ha tributato più visite di Stato (più numerose anche di quelle in Israele). La Clinton da segretario di Stato si è battuta per un gran numero di queste cessioni d’armamenti; successivamente ha mostrato più d’una riserva sull’accordo che il suo successore, John Kerry, ha negoziato con l’Iran, grande nemico del Regno saudita.

Il periodo della Clinton al Dipartimento di Stato ha segnato anche un’inversione di rotta positiva nella concessione di visti temporanei a cittadini sauditi. Se erano stati circa 60mila nel 2000, l’impatto dell’Undici Settembre (quando 15 dei 19 attentatori risultarono essere sauditi) fece sì che nel 2002 solo poco più di 14mila visti temporanei fossero concessi a cittadini sauditi. I numeri sono stati contenuti in tutti gli anni successivi, con un minimo nel 2003 di appena 10.635 visti concessi. Nel 2008, anno precedente all’ingresso in carica della Clinton, la cifra era risalita appena a 36mila.

L’inversione di rotta è già evidente nel 2009, primo anno clintoniano, quando i visti a sauditi concessi dai Consolati statunitensi (dipendenti dal Dipartimento di Stato) superano i 56mila. Comincia da lì una costante scalata che porta nel 2012, ultimo anno clintoniano, a quota 103.213: un aumento del 186%. Nel gennaio 2013, quando la Clinton era ormai in procinto di lasciare il governo, la sua collega Janet Napolitano (Sicurezza Interna) ha stretto un accordo con Riyad, concedendo ai cittadini sauditi un regime agevolato di controlli negli aeroporti statunitensi (privilegi all’epoca spettanti solo a canadesi, messicani, sudcoreani, olandesi e nessun’altra nazionalità). Nel 2015, infatti, i visti concessi a cittadini sauditi erano ancora incrementati, toccando quota 133.235.

L’Arabia Saudita è il centro dell’Islam wahhabita, che da decenni cerca di propagare tramite un’intensa attività propagandistica incentrata sul finanziamento di moschee, centri culturali e organizzazioni caritatevoli. Il wahhabismo è una corrente purista dell’Islam, che vuole depurare da ogni contaminazione esterna o innovazione dottrinaria. Particolare rilievo nel wahhabismo ha la dottrina de al-wala’ wal-bara’, secondo cui ogni buon musulmano dovrebbe essere pregiudizievolmente ostile ai non musulmani.

Il wahhabismo è stato spesso descritto come l’interpretazione dell’Islam da cui nascono l’estremismo e il terrorismo odierni. Il mese scorso un nuovo rapporto ufficiale degli Usa sull’11 settembre 2001 ha evidenziato collegamenti tra i terroristi e le autorità saudite.

Italy Can Use Previous Experience in Combating Mafia to Fight Daesh

SPUTNIK INTERNATIONAL

Recently Europe experienced a series of terrorist attacks. Italy, with its experience in fighting mafia, could help other countries to combat terrorists. IsAG General Director Daniele Scalea spoke to Sputnik about how data banks should cooperate.

“The Daesh structure is similar to one of mafia,” mentioned the Italian General Prosecutor, Franco Roberti.

Daesh in Syria and Iraq position themselves as a state, but outside of these territories, they use organized crime structures and methods.

Migrants walk after disembarking from the Spanish Civil Guard's ship Rio Segura, in the Sicilian harbour of Augusta, Italy, June 23, 2015

Daesh closely cooperates with crime, especially considering its dependence on illicit arms trafficking and the flow of illegal immigrants.Quite often they conduct criminal operations as a means to raise funds.

According to IsAG (Italian Institute of Advanced Studies in Geopolitics and Auxiliary Sciences) General Director Daniele Scalea, there are now different institutions, formal and informal, of multiple European intelligence agencies’ cooperation such as INTCEN, Europol, the Club de Berne counter terrorist group (CTG) and the EU counter-terrorism coordinator.

“Unfortunately, other countries do not support these institutions especially when it comes to the data banks information exchange. But existing regulations restrict the use of these data banks for combating terrorism,” said Scalea.

In the past years, European leftists, while protecting migrants’ rights to a private life, have blocked the use of the pan-European databases SIS II and Eurodac.

Intelligence agencies could only partly access the data although their constant systematic use would protect European countries from illegal migration.

“Even Italy transmits to the Eurodac data bank only one third of all migrants who illegally crossed the border, while these migrants do not even have their fingerprints taken,” maintained Scalea.

The moment of combustion of heavy equipment to Islamic state after Syrian shelling

Full and automatic access to these data banks could, for example, prevent terrorists’ movement from Syria to Western Europe and a law should be introduced on compulsory fingerprint taking.Terrorist networks have emerged across Europe where Italy plays the role of an “entrance gate” for the migrant flow. This has made Italy vulnerable to terrorists.

According to Angelio Alfano, Italian MVD Minister, a newly-introduced financial structure will resist jihadists as terrorists are sponsored though financial jihadist networks such as traditional hawala and modern bitcoin.

 

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SPUTNIK DEUTSCHLAND

 

Angesichts der jüngsten Terrorangriffe in Europa arbeiten die Sicherheitsdienste an einer wirksamen Terrorismus-Bekämpfung. Italienische Erfahrungen im Bereich des Vorgehens gegen die Mafia könnten auch gegen den IS nützlich sein, meint Daniele Scalea, Generaldirektor des italienischen Instituts für Geopolitik IsAG.

Wie Scalea erläuterte, fehlt es bislang vor allem an einer gemeinsamen Herangehensweise in Anbetracht der islamistischen Gefahren für die Europäische Union. Die Staaten unternähmen vereinzelte Aktionen, aber der Informationenaustausch sei unzureichend, in den Datenbanken herrsche Chaos.

„Die vorliegenden Richtlinien begrenzen die Anzahl solcher Datenbanken zum Ziel der Terrorbekämpfung“, so Scalea, „die europäischen Linken haben zum Schutz des Rechts der Migranten auf Privatleben den Zugang zu den gesamteuropäischen Datenbanken SIS II und EURODAC gesperrt und gewähren den Sicherheitsdiensten nur teilweise und unsystematisch Zugriff.“

Deutsche Polizei
Diese Datenbanken könnten ganz Europa vor illegaler Migration und den damit verbundenen Folgen schützen. Ein umfangreicher automatischer Zugang dazu würde die freie Bewegung von Terrorristen aus Syrien nach Westeuropa sofort registrieren und letztlich verhindern, so Scalea.

Der Experte vergleicht Italien mit dem Eingangstor für den Migrationszustrom. Das Land sei der Bedrohung durch Terroristen ausgesetzt, die aus naheliegenden Ländern wie dem Kosovo, Albanien und Bosnien kommen.

Italiens Generalstaatsanwalt Franco Roberti vergleicht derweil die Organisationsstruktur des IS mit der der Mafia und anderen Formen organisierter Kriminalität. In Syrien und im Irak präsentiere sich der IS als ein Staat, aber außerhalb dieser Territorien benutze er Strukturen und Methoden einer gewöhnlichen Verbrechergruppierung.

„Italien mit seiner einzigartigen Erfahrung in der Mafia-Bekämpfung könnte den europäischen Sicherheitskräften unschätzbare Hilfe im Bereich der Konfrontation mit kriminellen Dschihadismus-Ablegern leisten“, betonte Roberti.

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JORNAL DO BRASIL

A Europa recentemente sofreu uma série de ataques terroristas. Como realizar a troca de informações entre os serviços secretos? Será que a experiência da Itália na luta contra a máfia poderia ser utilizada no combate ao terrorismo?

O diretor geral do Instituto Superior de Administração e Gestão, Daniele Scalea, comenta situação à Sputnik Itália: “Atualmente, existem várias instituições, formais e informais, que de várias formas auxiliam os serviços secretos europeus como INTCEN (Centro de Inteligência e de Situação da União Europeia), Europol (Serviço Europeu de Polícia), o grupo de antiterror de Clube de Berna e a Coordenação Antiterror da UE.”

O problema é que muitos países não apoiam a ideia de troca de informações. As leis atuais põem limites na divulgação de dados, entre os países, na luta contra o terrorismo. Durante anos, o acesso às informações sobre imigrantes foi impedido por europeus de esquerda, que buscavam oferecer mais privacidade aos imigrantes.

O acesso às bases de dados como EURODAC e SIS II (base do espaço de Schengen) é somente oferecido para alguns serviços secretos e não por completo. Com a liberação do acesso, será possível acabar com o fluxo de imigrantes ilegais nos países da Europa.

<…> O acesso às bases pode ajudar a impedir a entrada de terroristas, entre os imigrantes sírios, que utilizam entradas ilegais para chegar à Europa Ocidental. Precisamos de uma lei que obrigue os imigrantes de passarem pelo controle de impressões digitais.

O promotor geral da Itália, Franco Roberti, julga que a estrutura do grupo Estado Islâmico (grupo proibido na Rússia) é semelhante ao crime organizado. Sendo assim, a Itália pode prestar ajuda aos serviços secretos europeus contra os criminosos jihadista.

 

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EURASIA DIARY

 

İtalya Jeopolitik Araştırmalar ve Sosyal Bilimler Enstitüsü (IsAG) Genel Direktörü Daniele Scalea, terör saldırılarını önlemek için gizli servisler arasında potansiyel teröristler hakkında bilgi değişiminin nasıl sağlanacağını ve İtalya’nın mafyayla mücadele deneyimini teröristlere karşı kullanma ihtimalini Sputnik’e değerlendirdi.

Avrupa ülkelerinin özel servisleri arasında çok yönlü işbirliği için INTCEN, Europol, Bern Kulübü Terörle Mücadele Grubu ve AB Antiterör-Koordinasyon gibi çeşitli resmi ve gayri resmi kurumların olduğunu hatırlatan Scalea, “Sorun şu ki, bazı ülkeler onları desteklemiyor. Özellikle de bilgi ve veri değişimi konusunda. Mevcut kurallar ise bu veri bankalarının terörle mücadele amacıyla kullanımını kısıtlıyor. Avrupalı solcular geçen yıllarda sığınmacıların özel hayat haklarını savunarak Avrupa’nın ortak veri tabanları olan SIS II ve EURODAC’ın kullanımını bloke etmişti. Sadece bazı gizli servislerin kısmen ve gayri sistematik erişimine izin var. Oysa bu verilerden sürekli yararlanma imkânı Avrupa ülkelerini yasadışı göçmen sızıntılarına karşı korurdu” dedi.

‘İTALYA VERİLERİN SADECE 3’TE BİRİNE ERİŞİYOR’

Bu nedenle İtalya’nın, ülkeye yasadışı yollarla giriş yapan sığınmacıların sadece üçte birine ilişkin bilgileri Eurodac’a verdiğini belirten Scalea, “Bu veri tabanlarına tam erişim, teröristlerin çok sayıdaki kontrol noktalarını teğet geçerek Suriye’den Batı Avrupa’ya sızıntısını önlerdi. Ayrıca sığınmacılara parmak izi zorunluluğunu getirecek kanuna ihtiyaç var” diye konuştu.

‘İTALYA GİRİŞ KAPISI HALİNE GELDİ’

Terörist ağların tüm Avrupa’yı sardığını kaydeden Scalea, “İtalya ise göçmen akımlar için giriş kapısı haline geldi. Bu durum onu özellikle komşu Kosova, Arnavutluk ve Bosna üzerinden gelen teröristler karşısında hassas duruma getirdi. Maalesef ülkenin adalet ve hukuk sistemi çoğu zaman çabalarımıza destek olmuyor ve terörle sanıklarının düzenli olarak serbest bırakılması güvenlik güçlerinin çabalarını etkisiz hale getiriyor” ifadelerini kullandı.

İtalya İçişleri Bakanı Angelino Alfano’nun bu yakınlarda kurulan Faninas Muhafızları’nın hawala ve bitcoin gibi denetimi zor sistemler üzerinden finansman sağlayan cihatçılara karşı mücadele edeceğini duyurmasını ve İtalya Başsavcısı Franco Roberti’nin IŞİD yapısının organizasyon olarak mafyaya, organize suça benzediğini açıklamasını değerlendiren İtalyan uzman, şunları söyledi:

“IŞİD, Suriye ve Irak’ta kendini devlet olarak konumlandırıyor, ancak bu bölge dışında organize suçun yararlandığı türden yapıları ve yöntemleri kullanıyor. Silah kaçakçılığı ve yasadışı göç akınına bağlılığı dikkate alındığında, IŞİD’in suç örgütleriyle yakın işbirliği içinde olduğu dikkat çekiyor. Örgüt sıkça doğrudan suç operasyonlarına katılıyor, örneğin finansman sağlamak için” dedi.

Örnek olarak, Avrupa’nın uyuşturucu terminaline dönüştürülen Kosova’da cihatçıların oynadığı rolün gösterilebileceğini ifade eden Scalea, “İtalya, dünyada benzeri olmayan mafyayla mücadele deneyimiyle, cihatçı suç örgütleriyle mücadelede Avrupalı gizli servislere paha biçilmez yardımda bulunabilir” yorumunda bulundu.

 

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XALUAN

 

“Cơ cấu của IS cũng giống như một tổ chức mafia,” Tổng Kiểm sát viên Ý Franco Roberti từng nhận xét.

IS tại Syria và Iraq giống như một nhà nước nhưng ở ngoài vùng kiểm soát, chúng có cơ cấu và phương pháp giống như các tổ chức tội phạm.

IS quan hệ chặt chẽ với tội phạm, đặc biệt liên quan tới vấn đề buôn bán vũ khí bất hợp pháp và đưa người bất hợp pháp qua biên giới.

Chúng thường xuyên tổ chức các hoạt động tội phạm để gây quỹ.

Theo ông Daniele Scalea, hiện có rất nhiều cơ quan tình báo châu Âu phối hợp với nhau như INTCEN, Europol, đơn vị chống khủng bố CTG và điều phối viên chống khủng bố của EU.

“Tuy nhiên, nhiều nước khác không hỗ trợ các tổ chức này; đặc biệt là đối với việc trao đổi ngân hàng thông tin. Những quy định hiện tại hạn chế việc sử dụng ngân hàng dữ liệu cho chống khủng bố,” ông nói.

Trong nhiều năm qua, cánh tả châu ÂU, để bảo vệ cuộc sống riêng tư của người nhập cư, đã ngăn không cho truy cập vào ngân hàng dữ liệu toàn châu Âu SIS II và Eurodac.

Các cơ quan tình báo chỉ được sử dụng một phần dữ liệu dù cho việc truy cập dữ liệu rất quan trọng trong việc bảo vệ châu Âu khỏi người tị nạn bất hợp pháp.

“Ngay cả Ý cũng chỉ đưa tới ngân hàng dữ liệu Eurodac thông tin của khoảng 1/3 người tị nạn vượt biên trái phép, trong khi nhiều người di cư này thậm chí không lưu lại dấu vân tay nhận dạng,” ông Scalea tiếp tục.

Nếu được phép truy cập đầy đủ và tự động vào hệ thống dữ liệu, có thể, ví dụ, ngăn chặn được những kẻ khủng bố di chuyển từ Syria tới Tây Âu.

Mạng lưới khủng bố giăng khắp châu Âu trong khi Ý là “cửa ngõ” của dòng người nhập cư; do đó, dễ trở thành mục tiêu khủng bố.

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